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ORIOLO ROMANO (seconda parte)

rubrica: PASSEGGIATE


Il mese scorso abbiamo scoperto insieme gli ambienti esterni di Palazzo Altieri. Potete recuperare la prima parte dell'articolo qui.

Per quanto riguarda gli interni, sono articolati in ambienti ampi e ben distribuiti.


Gli arredi originali sono purtroppo in buona parte dispersi; ciò che resta risale al Seicento.

Gli ambienti interni sono ricchi di testimonianze artistiche di notevole livello, come ad esempio gli affreschi, attribuiti alla scuola dei fratelli Zuccari, raffiguranti scene della storia di Roma, scene tratte dall’Antico Testamento e paesaggi dei feudi degli Altieri.

Palazzo Altieri ed i suoi tesori fanno parte del Polo Museale del Lazio dal dicembre del 2014, da quando è stato acquistato dallo Stato italiano ed è passato sotto la diretta proprietà del MIBACT, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Il Museo di Palazzo Altieri è diviso in 14 sale, disposte a destra e a sinistra rispetto al Salone degli Avi, cuore del palazzo, alla Cappella di San Massimo degli Orsini e alla Galleria dei Papi.



Vediamo in dettaglio questi 14, straordinari ambienti.

Il Salone d’Ingresso ci da il benvenuto mostrandoci Fetonte che guida i cavalli del Sole.

Nel Salone degli Avi vi sono i ritratti degli Altieri con relativi stemmi e blasoni.

Abbiamo poi la Sala di Passaggio e la Sala di Giuseppe e delle Belle, in cui vi sono 9 ritratti delle 11 sorelle Mancini dipinti da Jacob Ferdinand Voet oltre ad un affresco che mostra un’immagine del palazzo come appariva ai tempi dei Santacroce.

La Sala da Pranzo è arricchita da dipinti di fine Settecento che raffigurano i feudi circostanti.

Seguono la Sala affrescata da Giovanni Baglione, la Sala del Sogno di Giacobbe, la Sala di Giosuè, La Sala di David, la Sala di Eliseo, la Saletta delle Vedute o di Riposo, la Sala del Sacrificio di Elia, la Sala dell’Eterno, la Sala del Trono e la Galleria dei Papi, che misura 70 m2 divisa in 9 sale. Arricchita da una collezione di dipinti ad olio raffiguranti tutti i papi della storia, da San Pietro a Benedetto XVI, e iniziata dal cardinale Paluzzo Albertoni Altieri, nipote di Clemente X, che volle la collezione, questa Pinacoteca è davvero notevole in quanto risulta essere l’unica al mondo dotata dei ritratti di tutti i papi che si sono succeduti sul soglio di Pietro e che è servita anche da modello per i restauri di San Paolo fuori le mura, in parte distrutta durante l’incendio del 1823.

Non dimentichiamo inoltre l’annesso parco di 8 ettari, una volta giardino di caccia, posto a ovest del palazzo ed al quale si accede passando attraverso un portale che reca lo stemma degli Altieri, o in alternativa tramite un ponticello direttamente dal palazzo. Qui si può passeggiare sotto lo sguardo benevolo lecci, tassi e cedri del libano.

Il giardino, dal febbraio del 2017, è stato trasformato in parco comunale. Il parco di Villa Altieri è un luogo di notevole bellezza all’interno del quale vengono ora svolte diverse manifestazioni ed eventi, come ad esempio il MUSO e la Festa del Pellicano – Movies & Games, dedicata al mondo dell’animazione, del fumetto, dei giochi di ruolo e del cosplayer.

Ma la vocazione artistica di Oriolo si estende in tutti i campi, ricordiamo infatti che numerose sono state le produzioni, nazionali ed internazionali, che l’hanno scelto come set di film, serie tv e spot. Citiamo, tra i tanti titoli, “Francesco, giullare di Dio” di Roberto Rossellini, “L’armata Brancaleone” e “Il marchese del Grillo” di Mario Monicelli, “Fantozzi” di Luciano Salce, “Corleone” di Pasquale Squitieri, “Il diavolo e l’acquasanta” di Bruno Corbucci, “Nuovo cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore, “Il mandolino del capitano Corelli” di John Madden e, pochi mesi fa, “Il signor diavolo” di Pupi Avati.

Per quanto piccola, Oriolo si presenta come un vero e proprio scrigno dei tesori. Sul suo territorio è inoltre possibile ammirare:

I bastioni. Al borgo di Oriolo si poteva entrare da Roma attraverso Porta Romana oppure attraverso il Poggio, la parte alta che da accesso a Palazzo Altieri. Queste mura cittadine non avevano funzione difensiva, ma puramente decorativa.

Casa della Comunità. Si tratta del primo edificio pubblico del paese, noto anche come Il Palazzaccio. È qui che si tengono le prime riunioni del Consiglio e sempre qui si conservava il grano. Inoltre ci lavoravano il barbiere-chirurgo ed il maestro di scuola.

Chiesa e convento di Sant’Antonio da Padova. Il complesso si trova fuori dalle mura ed è affidato ai frati minori riformati. Il cantiere apre nel 1675, sotto Gaspare Paluzzi Albertoni, per festeggiare il giubileo indetto da papa Clemente X. All’interno è situata la cappella gentilizia degli Altieri. Sono qui presenti 5 meridiane, 4 nel chiostro ed una sul muro di cinta, per i cittadini. Il calcolo dell’ora di queste meridiane si basa sul Sistema Italico, in vigore nello stato pontificio fino al Settecento.

Chiesa parrocchiale di San Giorgio. I lavori iniziano nel 1671 e terminano nel 1756. Nel progetto originale era presente una pianta a croce latina (i due segmenti che la compongono hanno lunghezza differente), ma viene poi realizzata con pianta a croce greca (con i due segmenti di uguale lunghezza). L’interno è diviso in tre navate e diverse cappelle, nella prima delle quali vi è il fonte battesimale già presente nella precedente chiesa a navata unica costruita sotto Giorgio III Santacroce.

Colombario romano. Il colombario è un monumento sepolcrale. Il colombario di Oriolo risale probabilmente al I secolo dopo Cristo. La struttura presenta una pianta quadrata con volta a crociera ed è stato realizzato in opera laterizia con mattoni di primo utilizzo, opera molto ricca e ricercata. Presenta inoltre parte di un mosaico a grandi tessere bianche e nere e due registri di 24 nicchie a forma di edicola. Il colombario è stato riportato all’attenzione di cittadini e turisti grazie agli scavi effettuati nel 1973 dall’Associazione Forum Clodii, nella persona del prof. Livio Gasperini.

Fontana delle Picche. L’Architetto Giuseppe Barbieri la realizza nel 1782 per celebrare le nozze tra Emilio Carlo Altieri e Maria Livia Borghese. Si trova al centro della piazza dominata da Palazzo Altieri.

Fontana Vecchia. Si trova vicino il fosso della Fiora ed è la più antica del borgo. Mantiene intatte le sue sembianze e la sua bellezza sin dal Cinquecento. La troviamo raffigurata in un affresco della loggia della parete est di Palazzo Altieri.

Mola del Biscione. È così chiamato l’antico mulino ad acqua costruito nel 1573 per volere di Giorgio III Santacroce. Si trova tra il fosso del Biscione ed il fiume Mignone. Il mulino consentiva agli abitanti del borgo di macinare i cereali e di filare la lana. Nel 2010 gli esterni ed il tetto sono stati restaurati.

Municipio. Altra opera di Giuseppe Barbieri. Anche questa si affaccia sulla piazza con la Fontana delle Picche. Vi assicuro che lo sguardo d’insieme dal centro della piazza è davvero notevole.

Palazzo del Governatore. Edificio posto al di sopra delle mura civiche, era la residenza del governatore nominato dagli Altieri. Nel seminterrato vi erano situate le carceri.

Non mancano certo gli spunti per una bella passeggiata!

E fin qui le opere dell'uomo.

Passiamo ora al livello successivo, cercando di recuperare un minimo di contatto con la natura, quel tanto che basta per sopravvivere durante la settimana.

A Oriolo Romano potrete rigenerarvi facendo delle rigeneranti passeggiate. Partendo da piazza Siena si diramano tre viali alberati, tutti lunghi 800 metri, tutti ombrati da olmi e bagolari e per questo denominati olmate. Questo incredibile progetto di Carlo Fontana permette di raggiungere tre distinti luoghi del territorio, tutti meritevoli di una visita; sto parlando dei già citati Palazzo Altieri e del Convento di Sant'Antonio e dello spettacolare Eremo di Montevirginio, che meriterebbe un articolo a parte. Ma fate prima ad andare a visitarlo.


Per dimenticare completamente il frastuono della vita quotidiana però dovete necessariamente indossare scarpe comode e andare a camminare nella Faggeta Vetusta Depressa di Monte Raschio e alla Mola, entrambe denominate Zone Speciale di Conservazione. La Faggeta è inoltre un sito UNESCO Patrimonio Mondiale Naturale dell'Umanità. E sono proprio quei luoghi che ci riportano alla nostra vera dimensione umana, quella che si sente piccola di fronte alla natura, ma che capisce che se rispetterà verrà rispettato, se proteggerà verrà protetto, se amerà verrà amato.


Testo e fotografie di Monia Guredda


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