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Commistione di intenti: unione di energie per la rinascita del nostro mondo

11 minuti fa
Tempo di lettura: 4 min

rubrica: Il vostro Druido di fiducia


Ben ritrovati, è finalmente Autunno!

Dopo aver parlato diffusamente di empatia, nei mesi estivi ho avuto come la sensazione urgente di voler scrivere qualcosa sulla commistione, ovvero su quell’arte che unisce a livello energetico o di elementi diversi, razze o popoli, e che spesso porta a una crescita personale, di gruppo o della società intera nel migliore dei casi.

Tutto è nato all’inizio estate, quando ero a casa di mia madre in un paesino di un migliaio di anime nelle campagne umbre nel quale ho vissuto e sono cresciuto dall’adolescenza fino ai miei 32 anni. 

Vi racconto questo perché, pur non vivendo lì da molto tempo, tanti miei ricordi sono proprio in quel pezzo di mondo nella valle tra Assisi e Perugia, luogo magico ed intenso dove San Francesco amava muoversi e passeggiare.

Perciò un giorno mi sono trovato in uno dei miei giri esplorativi a passare davanti alla casa di una signora anziana che, intenta a potare la siepe, era in palese difficoltà per l’altezza della stessa e la sua non enorme statura. Allora mi sono fermato per aiutarla, per una decina di minuti ho sistemato un punto particolarmente alto dove però io arrivavo bene. È stato un gesto istintivo, di quelli che sento come “forze” interiori. Ho poi scoperto che la signora era stata una mia insegnante di inglese alle scuole medie.

Questa sincronicità ha scatenato in me il ragionamento che mi piacerebbe questo mese condividere con voi attraverso una prima domanda: 

Quand’è stata l’ultima volta che avete sentito l’impulso o il richiamo o la forza che vi attrae ad aiutare qualcuno in modo disinteressato?

 


Questa forza, per l’appunto, è quella che anticamente chiamavano “principio di comunanza”. 

Ne parla benissimo questo autore in due punti:


“(...) Durante l’estate dell’era del toro (approssimativamente tra il 4300 a.C. e il 2150 a.C.) era già contenuto il principio della comunanza, più tardi così importante anche per la civiltà celtica. I circa 100 menhir dell’enorme cerchio di Pietre situato a nord della pianura di Salisbury (Avebury Rings) si trovano ognuno su un determinato punto di forza della terra, definito sia in senso geofisico, sia in senso spirituale. Quando ebbi compreso questa verità, capii anche perché nessun monolite è identico all’altro e, anzi, possieda un proprio “volto”, marcatamente diverso dagli altri e inconfondibile.Questa metafora concreta vuole indicare che soltanto individui autonomi, con un proprio carattere e quindi dotati di una propria forza possano costituire un insieme di gran lunga più potente delle singole unità.

Gli Avebury Rings rappresentano un modello dell’ideale della comunanza umana: un libero sviluppo della personalità individuali in armonia con le eterne fonti di armonia per la terra, dal quale può sorgere l’unione di una cultura, attraverso la paritaria collaborazione di molti individui, in sé preziosi e tolleranti gli uni con gli altri.”


Se già anticamente si parlava di questi concetti, tutto ciò che dobbiamo sapere è che sono già dentro di noi, e ciò che possiamo fare è riportarli in auge, semplicemente condividendo questo tipo di sensazioni antiche.

Immerso in questi pensieri mi sono poi chiesto cosa mancherebbe alla nostra società per tornare a quel clima di mutuo soccorso dove non c’era bisogno di chiedere aiuto a un vicino per una mano in un servizio o lavoro, ma era quasi automatico proporsi per aiutare il prossimo, soprattutto se tuo vicino o confinante, che sia a livello fisico o energetico….

Proprio qui entra in gioco la seconda parte del libro di cui vi ho accennato. Parliamo della costruzione antica e singolare di un altro luogo magico, le Silbury Hills, proprio vicino al Chromlech denominato Averbury Rings, dove si trova questo meraviglioso monolite denominato “Silbury Hills”. Questa è una magnifica dimostrazione come grandi opere erano possibili più di 2000 anni fa solo grazie all’unione di intenti e di persone, oltre che alla canalizzazione e valorizzazione di punti energetici importanti. 

La sua storia è magnifica:


“Silbury Hills, infatti, non è altro che un  modello di società umana giunto alla perfezione, che vive in base al principio della molteplicità paritaria e la cui collettività, proprio in forza di quel principio, può influire in modo ancora più forte e positivo verso l’esterno. La terra della propria regione di origine, che ogni tribù progressivamente deponeva sul tumulo in un pacifico sforzo congiunto, simboleggia le forme individuali in cui si manifesta l’esistenza umana in tutte le sue varietà; l’intera collina è simbolo di una cultura pervasiva, che non soffoca, anzi comprende come ugualmente preziosa ciascuna sua radice e le intreccia in un unico tessuto che non potrebbe altrimenti esistere.

Le tribù che avevano interiorizzato questo modello di civiltà, erano quindi in grado di vivere pacificamente in una comunità priva di violenza.”


Questo tumulo fu creato grazie allo sforzo di molti, e ne simboleggiava l’unità. Allo stesso tempo diveniva luogo sacro. Dovremmo cercare di riportare nella nostra società odierna proprio queste forze, il messaggio che insieme si possa davvero fare molto. 


I paragrafi riportati sopra (dal libro: la vera storia di Merlino di Manfred Bochl) mi hanno fatto capire questo concetto di unità che mi è rimasto dentro, e mi hanno confermato che se si poteva fare più di 2 millenni fa (periodo stimato dagli archeologi dell’inizio della costruzione del tumulo) possiamo farli nostri anche ora.

La via, per me e a questo punto, non può essere che l’unione di intenti e il voler condividere spazi, luoghi e intenzioni per creare piccole comunità, in un mondo che altrimenti tenderà sempre di più alla disunione e alla solitudine individuale.


Mi auguro perciò che possiamo presto ritrovare quel sentimento antico che univa le persone e i popoli al posto del sentimento moderno che tende invece alla stretta visione individualista, antagonista e competitiva.

Puoi recuperare tutti i miei articoli sul #blog22 nell’archivio delle passate uscite. Se ti fa piacere puoi seguire le mie attività anche sulla mia Pagina Facebook o Instagram come “Creazioni Druidiche” e scriverci, qui o sui social, per confrontarci insieme sugli aspetti emotivi che abbiamo trattato nel cammino di questa rubrica.

 

Elia Bianzino, ma puoi chiamarmi “Elia il Druido”


Testo di Elia Bianzino

Fotografia di Canva



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