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GLI OPPOSTI NON SI ATTRAGGONO

  • 29 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

rubrica: REFLUSSI DI COSCIENZA


Gli opposti non si attraggono, sono già uniti.

Se si leggono testi di spiritualità, esoterismo, o di un certo tipo di psicologia, il concetto di integrazione degli opposti si incontra spesso, e sembra anche un principio abbastanza semplice da comprendere, ma siamo sicuri sia effettivamente sicuri di saper cogliere in profondità il suo significato?

Tutto ciò che riusciamo a percepire con i nostri sensi, e anche ciò che ci sfugge, è un frammento di un’Unità indivisibile, che noi abbiamo l’illusione di cogliere come singolarità distinta da tutto il resto.

Già qui potremmo passare tutta la nostra vita (o per chi ci crede molteplici incarnazioni) a renderci conto di cosa significhi tutto questo. 

Sono estremamente poche le persone che effettivamente riescono a percepire completamente la loro unione con il Tutto, il Divino e quindi l’unione con le altre persone, le piante, gli animali. Io personalmente faccio fatica a parlarne senza cadere o in deliri mistici o in banalità da spiritualità pop. 

Ma se non accogliamo in noi questo principio ci sarà difficile proseguire con il nostro ragionamento.

Perché gli opposti sono ciò su cui dovremmo lavorare per creare il nostro percorso di espansione (così l’abbiamo definita in altri articoli) personale.

La prima illusione che dobbiamo far cadere, o viene meno nel momento in cui viene a mancare il velo di Maya che offusca le nostre capacità, è quella che due opposti rappresentino due cose in contrapposizione, mentre sono quanto di più unitario si possa incontrare.

Sono le due facce della stessa medaglia, sono due polarità della stessa capacità di misura, e si contengono una nell’altra. 

Noi nel mondo della materia siamo venuti a fare esperienza di separazione, questo per scegliere liberamente l’unità, apparentemente perduta, per poterne godere pienamente.

Quindi è normale dividere in bene/male, giusto/sbagliato, bello/brutto.

Ma se vogliamo fare un qualsiasi percorso interiore dobbiamo superare questa dualità.

Lavorare ad una mente non duale.

Come lavorare su questo lo rimandiamo al prossimo articolo per rimanere concentrati sul discorso degli opposti.

Integrarli vuol dire riconoscere sì la loro unicità, vedere l’uno dentro l’altro e viceversa, ma non basta.

Come non è sufficiente tenerli in equilibrio. 

Il vero compito che siamo chiamati a fare è, una volta riconosciuti, una volta tenuti in equilibrio, riuscire a sopportare, tenere e canalizzare la tensione che tale unione genera.



La vera Opus Magnus di ogni artista!

La via dell’espansione passa attraverso l’energia creatrice che generiamo e portiamo dentro una volta superata la dualità e impariamo a lavorare con forze che sembrano opposte ma sono semplicemente tonalità estreme dello stesso colore.

Il bene e il male, ad esempio, smettono di essere parametri universali e accogliamo gli eventi che ci capitano, non in maniera giudicante, ma parimenti utili al nostro cammino.

Il bello e brutto perdono di oggettività e restano semplici impressioni personali.

Il giusto e lo sbagliato si riducono a campi dell’etica sociale e non ostacoli del nostro percorso interiore. 

Come detto all’inizio non è semplice riuscire ad avere il giusto focus su questo concetto, e io per primo non credo di aver colto perfettamente tutto l’insegnamento che posso trarne. Se riteniamo che il nostro confine fisico e corporeo è quanto di più reale esista, probabilmente non si è giunti a leggere l’articolo fino a qui, ma se sentiamo che in qualche modo facciamo parte di qualcosa di più grande probabilmente sentiamo la necessità di essere quegli artisti che vogliono compiere quella trasmutazione interiore che porta alla concreta crescita/espansione personale. 

E per farlo dobbiamo essere pronti a generare e tenere tra le mani, la tensione creativa che deriva dall’integrazione degli opposti.


Andrea


Testo di Andrea Stella (andrea___stella)

Puoi approfondire questi contenuti su traimondisottili

Fotografia di Canva


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