Helèna
rubrica: Ariagard’s Tales
L’anno scorso i nostri Racconti di una naturalista in viaggio nelle quotidianità hanno intrecciato le vite di Luca, Alex, Leo e Adriana. Quest’anno sia le storie che i personaggi percorreranno un sentiero che li condurrà alla loro meta.
Ma non saranno i soli.
Tardi pure oggi.
Com’è possibile che cinque minuti si trasformino in venti solo facendo colazione in giardino?
Luciano diceva che lì c’era un buco spazio-tempo che mi faceva fare tardi.
Tiro fuori il telefono e riapro la foto che mi ha inviato stamane alle sei e cinquanta: ritrae la sua scrivania in assetto da studio e la scritta scarabocchiata su un foglio:
THE FIRST OF LAST! (parti Alex, o farai tardi)
Lui, con nove ore di fuso orario, si è ricordato che oggi ricomincia la scuola. E io mi sono scordato lo zaino a casa. Per recuperarlo ho perso l’autobus. Non per niente lui è stato selezionato per l’anno studio in Giappone.
Mi trovo a correre per il corridoio col foglietto del ritardo in mano e l’eco della vicepreside e di mia madre nelle orecchie: Alex Tonale, se il buongiorno si vede dal mattino… non ti smentisci nemmeno quest’anno!
Quinta C, quinta C dove sei?
Eccola!
La porta è chiusa, la voce della Bianchi trafigge il laminato, ma sembra tranquilla. Forse non mi interrogherà di Economia il primo giorno. Forse. Busso e apro senza ritegno.
“Buongiorno, Tonale!”
L’austerità della prof sembra allentata, che succede?
“Buongiorno.”
Scorro alla ricerca di un posto libero. In prima fila, lo sospettavo. Vicino una ragazza che non conosco, sembra uscita da un film post-apocalittico: capelli castani e lisci, vestita total-black con scarpe da soft-air a piedi.
“Vista la tua pessima condotta, Tonale, ti abbiamo messo vicino a Elena”.
La nuova studentessa fa una piccola smorfia che le fa contrarre un occhio e la bocca. Era un sorriso forse? Nel dubbio ricambio, nel modo più formale possibile. Ho gli sguardi della classe su di me, lei si limita a fissarmi con due occhi che sembrano usciti direttamente dall’Artico. Forse non capisce l’italiano. Mi affretto a sedermi. Non ha un particolare odore, meglio così, detesto le profumerie ambulanti.

La prof si rassetta il tailleur, mi lancia un’occhiataccia e torna a rivolgersi alla classe.
“Come stavo dicendo, Elena Sarninen viene dalla Finlandia e starà con noi per tutto l’anno.”
Elena, al mio fianco, sbuffa piano e bisbiglia alcune parole che sembrano preghiere sataniche. I capelli le ondeggiano sui fianchi, sta disegnando distrattamente qualcosa. È mancina e il braccio copre parzialmente il disegno, ma intravedo una specie di maschera alata. Possibile siano le Sorelle del Crepuscolo? Dovrò scoprirlo.
“Capisci l’italiano?”
Chiedo in un sussurro e sbircio il disegno. Sì, sono proprio Naestra e Arahan! Elena si limita a ruotare gli occhi, non ha molta voglia di comunicare.
“Poco.”
Le sorrido come mi viene e le porgo la mano.
“Alex Tonale.”
Elena alza un sopracciglio e guarda la mano come se fosse un escremento appena evacuato. Meglio presentarmi come si deve.
“I’m the worst student in the classroom. Sorry.”
Alzo le spalle e cerco di fare una faccia idiota sperando che capisca che sto ironizzando sulla situazione. La prof sta ancora blaterando su quanto quest’anno per noi sarà atroce. “She’s speaking about this year, little bit like hell.”
Elena ruota il viso ovale verso di me e si ingobbisce, è alta! Avvicina il viso al mio, ignorando la mano.
“Helèna V. Saarinen. No Èlena Sarninen.”
Oh, le ha dato fastidio il suo nome pronunciato male.
“Helèna Saarinen.”
La guardo sperando di non aver inciampato negli accenti. Piega la testa e annuisce con qualcosa di simile ad un sorriso.
“V is for…?” Vendetta? Valchiria? Venom?
“Vanja”
Bello Vanja.
“Io solo Alex.”
L’ombra della prof si avvicina.
“Alex Tonale! Elena, a differenza tua, è venuta a scuola per imparare.”
“Prof, ci stavamo presentando…”
“Lei lo sa come ti chiami. Eri assente quando ho fatto l’appello.”
Odiosa.
“Il suo cognome però si pronuncia Saarinen e il suo nome è Helèna, con l’accento sulla seconda E.” Forse potevo risparmiarmelo.
La prof guarda Helèna che le annuisce con l’emotività di un iceberg.
“Fa lo stesso.”
Poi torna a guardarmi
“È sempre lo stesso nome.”
Vorrei dirle che ha torto. Che non è lo stesso nome. Ma ho imparato in questi anni che è bene abbassare la testa.
“Va bene prof. Mi scusi.”
“Così mi piaci, Tonale. Rispetto. Iniziamo col piede giusto, mi raccomando.”
Ma se sei tu la prima che non porta rispetto all’identità delle persone? Annuisco a vuoto.
Helèna comunque disegna davvero bene.
La prof si allontana soddisfatta e io tiro fuori astuccio e quaderno solo per poter scrivere un messaggio ad Helèna.
“Are they Sisters of Twilight?”
Dall’impassibilità di Helèna pare emergere della sorpresa. Di fianco al disegno compare uno YES!
Non potevo chiedere di meglio come compagna di banco: silenziosa, norrena e che conosce Naestra e Arahan. Mi sembra giusto dirle la mia preferenza.
“I like Naestra.”
La dolce guaritrice mora.
Helèna lancia un’occhiata alla prof che ci tiene d’occhio e fa lo schizzo di una freccia sotto Arahan, la spietata guerriera. Avrei dovuto immaginarlo. Bello. Mi trovo a sorridere al disegno, mentre immagini di Warhammer scorrono davanti ai miei occhi. Chissà, magari potremmo giocarci assieme.
“Tonale, vieni tu alla lavagna.”
Merda.
“Ripassiamo un po’.”
E chi si ricorda...
Mi alzo, pronto alla gogna, dando un’occhiata a Helena. Lei sta facendo dei puntini sotto le sorelle. Sassolini?
Il brusio in classe aumenta, devo andare.
Scuoto la testa e mi avvio verso la disfatta, prenderò tre? O la Bianchi verrà colta da magnanimità e si limiterà ad un quattro?
Almeno ho incontrato un’altra anima che conosce le Sisters of Twilight. Forse è stato Luciano a mandarmela, con quella sua assurda convinzione che il caso non esista.
O forse sono così disperato che chiunque mi distragga da questo schifo andrebbe bene.
Testo di Arianna Gardini (aria.gard)
Fotografia di Canva



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