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Incontrando Maria Brescancin

15 minuti fa
Tempo di lettura: 5 min

rubrica: Intravedersi


Conversare con un autore

è sempre un privilegio di intimità concesso.

Un guardarsi reciproco

per cogliere sfumature di sé

e approfondire il proprio rapporto

con il mondo interiore e l’alterità.


Per questo nuovo appuntamento abbiamo il piacere di ospitare il pensiero dell’illustratrice varesina Maria Brescancin.


  • Maria, benvenuta. So che il tuo prenderti cura dell'Arte ha una duplice natura: di apertura e comunione attraverso il lavoro di drammaterapeuta e più intimo nella tua dimensione di poetessa e illustratrice. Hai bisogno di conciliare questi due aspetti o entrambi, con naturalezza, si illuminano alimentandosi a vicenda?

Grazie per l’invito e per queste domande.

Credo che chi lavora nell’ambito delle artiterapie e quindi ha uno sguardo di cura verso l’altro, debba potersi riservare, a maggior ragione, uno spazio intimo di creatività in cui dedicare attenzione ai movimenti del proprio mondo interiore e potervi attingere. In fondo queste due dimensioni condividono la facilità di pensare per immagini e simboli e la capacità di saper tradurre in forma figurativa, poetica, narrativa o drammatica gli stati d’animo e le complessità del sentire.


  • Anche in tempi di grande emergenza umanitaria come questi che attualmente viviamo, ti chiedo se vivere l’oggi artisticamente, anche in virtù delle tue esperienze professionali, possa ancora essere viatico di salvezza per il mondo o rimane soltanto una sorta di trastullo d'élite?


Abbiamo dimenticato che l'arte e i linguaggi espressivi non sono nati come un lusso, ma come elementi culturali e sociali vitali per la sopravvivenza stessa della nostra specie. Rappresentano bisogni universali, linguaggi pre-verbali che rispondono ad esigenze comunitarie di cura e di legame. Trovare una via di espressione attraverso l’arte ci consente un sentire profondo, un modo più autentico di comunicare emozioni. I linguaggi artistici consentono di sviluppare un sentire diverso, uno sguardo rinnovato che plasma i nostri pensieri portando ad una reale possibilità di trasformazione individuale e sociale. Oggi la perdita del rito ci sta allontanando sempre più dall’umano: l'arte nasce proprio all'interno del rito per manifestare il sacro e il comunitario. La drammaterapia in particolare cerca di riportare, soprattutto nel lavoro in gruppo, la dimensione del rito come spazio protetto e non giudicante di creazione condivisa.

Quindi spero in un riconoscimento sempre più forte da parte delle persone del bisogno di poter ritornare ad una relazione comunitaria attraverso l’arte. 

In pratica si sa che ad oggi chi cerca di lavorare con l’arte deve quasi sempre affiancare un’altra professione. Sono promettenti i tentativi portati dal protocollo del welfare culturale firmato in Italia ad aprile 2026 di unire arte e salute, ma siamo tutti in attesa di vederne le applicazioni concrete.


  • Abbiamo tutti a cuore dei libri, degli autori e soprattutto degli eroi del quotidiano. Nel tuo percorso di crescita, quali sono stati i tuoi maestri e che insegnamenti ti hanno lasciato?


Al momento mi viene in mente una curiosa coincidenza. In un periodo molto complesso della mia vita mi hanno dato conforto i libri di Philip Pullman, in particolare la trilogia “Queste oscure materie” sia perché appagava domande etiche e filosofiche sia per la grazia della sua scrittura. Dopo anni ho incontrato dapprima il mio maestro di drammaterapia, poi il maestro di scuola di mio figlio, persone che stimo enormemente e che hanno contribuito a costruire il mio cammino ed entrambi hanno rivelato una passione comune proprio per questa trilogia e per la scrittura di Philip Pullman in generale. Questo mi rimanda ad una esigenza di profondità e complessità che ho sempre avuto; la bellezza della forma espressiva deve essere a sostegno di domande personali e relazionali e allo stesso tempo deve poterlo fare con la leggerezza capace di ridestare un sentimento di gioia autentica.


  • Dove pensi abbiano avuto un certo grado di influenza sul tuo cammino artistico?


Mi hanno insegnato a cercare risposte aprendo di contro un numero infinito di domande e ad attendere con fiducia che si creasse un ponte tra interiorità ed esteriorità, nell’attenzione sia ai dettagli che alla visione d’insieme, ai segnali e ai collegamenti. Allo stesso modo mi lascio guidare nelle letture e nelle esplorazioni poetiche. Stando in un atteggiamento di apertura e presenza mi lascio suggerire letture da coincidenze, incontri e connessioni. Mi sento sempre in ricerca e mi piace seguire sentieri imprevedibili. Questo implica il quasi totale annullamento dei pregiudizi.


  • Come nasce un’illustrazione della Brescancin? E la poesia segue lo stesso percorso?


Per molto tempo, subito dopo la formazione in illustrazione presso l’IED, ho manifestato un onesto timore nel disegnare e dipingere. La formazione, se da una parte mi aveva dato strumenti, dall’altra aveva bloccato la spontaneità.  Ho potuto recuperarla solo attraverso il processo della poesia, in assenza della preoccupazione per il risultato: restare in ascolto e lasciar arrivare corrispondenze al mio sentire e alla ricerca espressiva. Ho lavorato per anni nell’editoria, soprattutto scolastica e divulgativa, l’ho sempre fatto con una grande competenza da “trasformista”, in grado di adattarmi a ciò che mi veniva richiesto ma rendendomi ogni volta quasi irriconoscibile a me stessa; ad oggi ho abbondonato quasi del tutto l’illustrazione su commissione.



Al momento disegno e dipingo per me stessa, ma sto pian piano ricostruendo la possibilità di rispondere di nuovo a delle richieste esterne attingendo al mio spazio interiore e restandovi fedele. Questo mi ha insegnato la poesia a farlo.


  • Personalmente, quando scrivo, sono profondamente legato al profumo della carta e dell'inchiostro. Tu che rapporto hai, nei tuoi processi di composizione, con questi classici "ferri del mestiere"? Ti ci affidi ancora o i mezzi digitali ne hanno soppiantato l’uso?


Lavorando come illustratrice ho parallelamente utilizzato sia tecniche di manipolazione come la plastilina sia il digitale. I mezzi digitali sono comodi, veloci e funzionali ma non attivano allo stesso modo l’ascolto e impediscono il crearsi delle tracce, di qualunque realizzazione artistica stiamo parlando. Ad esempio, se di notte ho bisogno di scrivere dei versi sulle note dello smartphone, spesso al mattino non ricordo nemmeno di averlo fatto. Se diversamente li scrivo a penna su carta, resta in me un ricordo concreto: il corpo in qualche modo viene maggiormente coinvolto. La disposizione e la partecipazione del corpo e dei sensi per me sono fondamentali; la creazione artistica non è solo esperienza emotiva e mentale, è un’esperienza del corpo. Pertanto, come te, prediligo carta e inchiostro, conduttori di rumori, odori e sensazioni tattili.


  • Se ci consenti di sbirciare all'interno del tuo taccuino, quali nuovi versi possiamo regalare ai tuoi lettori?


Di recente ho fatto un sogno molto importante e simbolico che sento il bisogno di tradurre in poesia ma non voglio forzarne la gestazione. 

Per ora ho scritto:


“Sono passata accanto ad Iside, 

le dee non si lasciano guardare.

La coda dell’occhio ha disegnato una nicchia per lei.

Sottoterra 

Felpati petali viola introducono il giardino della mia villa,

-sottraggono il posto ai funghi-"



Pillola biobibliografica:

Drammaterapeuta, docente di educazione alla teatralità e illustratrice varesina; Maria Brescancin è un’anima gentile e solidale. Una voce poetica intima che trova rifugio e risonanze nel coraggio e nella bellezza di un quotidiano vissuto con genuinità.

“Penso per immagini e metafore che intreccio nel mio lavoro come fili di senso. Scrivo solo quando sento l'urgenza di tradurre nel modo più spontaneo possibile il profondo ascolto della mia esperienza interiore e di tracciare un ponte di parole con l'altro. Ogni testo è un gesto necessario nato dal silenzio.”

Nel 2022, per la conterranea casa editrice TraRari TIPI, ha pubblicato in edizione limitata la raccolta “Aspiranti poesie”.

Nell'agosto 2025, per la Collana POETI della MME esce la MiniRaccolta digitale illustrata “Nel tempo fluido” sfogliabile gratuitamente qui.



Intervista a cura di Mirko Morello G. C.

Contatti Autrice ospite: sito


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