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incontrando Monica Fornelli

  • 56 minuti fa
  • Tempo di lettura: 4 min

rubrica: Intravedersi


Conversare con un autore

è sempre un privilegio di intimità concesso.

Un guardarsi reciproco

per cogliere sfumature di sé

e approfondire il proprio rapporto

con il mondo interiore e l’alterità.


Oggi abbiamo il piacere di dialogare con Monica Fornelli: autrice e docente di lingua francese. 


Monica, benvenuta. Ho avuto il piacere di essere tra i primi a leggere le poesie interattive che compongono il tuo ZOE (Zelante Ode Emozionale): un libro/laboratorio che ha la capacità di aprirsi alla vita oltre la carta per cercare di incidervi positivamente. Ci racconti della sua genesi compositiva? 


Insegno in un CPIA, il centro provinciale per l’istruzione degli adulti. Una scuola la cui mission è di accogliere ed orientare adulti, giovani adulti e NEET. Il contenuto tutto è nato per un progetto che ho tenuto a scuola, lo sportello d’ascolto, per cercare di dare sollievo, affettuoso sostegno agli studenti del CPIA1 Bari, la mia scuola, molti immigrati, dal passato difficile, vite che hanno fatto a botte con la sopravvivenza, vite che diventano per noi esempio di lotta resiliente ed inimmaginabile. Un libro, quindi, come percorso introspettivo, meditativo ove il lettore dialoga con sé stesso scrivendo e calmando la mente disegnando.


Per tua volontà, parte dei ricavi delle vendite del libro continuano ad essere devolute all'associazione SOS Méditerranee ITALIA, una OdV impegnata nel salvataggio dei migranti nel Mar Mediterraneo. Hai avuto modo di toccare con mano quest’altruismo?


Ho conosciuto Alessandro Porro, socio di Sos Méditerranée e i volontari in occasione della visita all’Ocean Viking bloccata nel porto di Bari a causa di un fermo amministrativo. In quell’occasione ho potuto toccare con mano una realtà a me sconosciuta scoprendo dinamiche ed esperienze inimmaginabili ed uniche. Molti dei nostri studenti immigrati sono stati salvati in mare da questa associazione per cui quando il progetto è diventato un libro mi è sembrato naturale chiudere il cerchio di aiuto pensando di donare loro una percentuale dei ricavi delle vendite.


Il tuo ruolo di educatrice ti pone innanzi a sfide continue nel confronto tra generazioni. Qual è il tuo pensiero riguardo i giovani d’oggi?


Credo che oggi i giovani vadano più che mai guidati, supportati, compresi e, a volte, responsabilizzati. Nelle mie classi ci sono ragazzi di varie provenienze sociali nonché di varie nazionalità. Ognuno porta con sè il suo lato più fragile, problematico o drammatico a seconda delle esperienze a cui la vita li ha sottoposti. Bisogna sviluppare l’empatia e l’abitudine all’ascolto attivo per comprendere realmente chi abbiamo di fronte ma soprattutto per capire come riempire quel “vuoto” che fa male. In questo si crea non solo un rapporto di fiducia, ma il rapporto diventa costruttivo per entrambi e inconsapevolmente ci si migliora. Non si finisce mai di imparare perché l’esperienza personale accompagnata dal mondo emotivo di ciascuno ci apre nuovi orizzonti in cui poter superare il proprio egotismo. È uno scambio tra generazioni in cui mettersi in gioco e sentirsi parte di un’umanità spesso vilipesa e schiacciata da beceri interessi.


In comune abbiamo un autore francese prediletto: Arthur Rimbaud. Durante il periodo della mia adolescenza la sua poesia ha rappresentato una chiave di volta nel mio percorso artistico. Hai un ricordo particolare legato alla sua figura?


Rimbaud mi ha sempre affascinata per il suo simbolismo. La prosa poetica della raccolta Illuminations mi ha profondamente colpita nel suo essere sfuggente, sperimentale al di fuori di tutti gli schemi classici. Le immagini si susseguono come in un sogno o in uno stato di trance in cui la parola non descrive la realtà, ma la ricrea. In questa sperimentazione stilistica il poeta si fa “veggente”, perde la centralità dell’io individuale e attraverso lo sregolamento di tutti i sensi accede all’ignoto, rivelando verità profonde. Da qui la funzione sociale del poeta che contribuisce al progresso spirituale dell'umanità. La poesia, quindi, come faro che irradia l’oscuro cammino per l’uomo. Rimbaud ci ha donato uno strumento per la salvezza di ognuno di noi, per questo motivo Illuminations è sul mio comodino da tempo immemore…


Spesso costruiamo parte della nostra identità attraverso frasi e massime apprese dai libri preferiti. Ti chiedo, che tipo di lettrice sei? E, se le hai, quali citazioni ti guidano nei momenti di difficoltà? 


Mi reputo una lettrice a tuttotondo nel senso che amo leggere di tutto senza preconcetti, ma devo ammettere che se sono diventata quel che sono oggi lo devo all’immensa Emily Dickinson. Leggerla è stato come guardarsi in uno specchio e ritrovare la serenità e il dolce abbraccio della natura.


Mi sono sentita meno sola ed in particolare sono diventati un mantra per me questi suoi versi:


Ha una sua solitudine lo spazio,

Solitudine il mare

E solitudine la morte - eppure

Tutte queste son folla

In confronto a quel punto più profondo,

Segretezza polare,

Che è un'anima al cospetto di sé stessa:

Infinità finita.”


La solitudine, quindi, per lasciare spazio all’immaginazione affinché possa veicolare la felicità. Non si può essere felici senza la fantasia.



Sogni e progetti da realizzare per il 2026?


Il mio prossimo progetto è completamente diverso da Zoe. La mia nuova silloge sul “volo” è un insieme di poesie, calligrammi, haiku e sperimentazioni linguistiche nell’esplorare il potenziale lirico di alcuni “poèmes en prose” di Baudelaire, Rimbaud e Mallarmé che si mescolano in una danza oltre lo spazio e il tempo. Insomma un mondo quasi onirico dove perdersi felicemente insieme.


Ci lasci una poesia interattiva da condividere con i lettori?


“Pulviscoli metallici

deflagrazione di opportunità.

Lieve il passo, timido;

non v’è segnale sensitivo.

Il bardo mio cuore

tamburella a ritmo di blues…

note di notte evocate,

malinconiche danze apotropaiche.

Cresce, tuona il ritmo

incasellato nella prigione cardiaca.

Batte…

Volo di coccinelle

nell’etere variopinta 

di dolci crepacci di nuvole.”


Qui per ricordare che c’è sempre una luce a rischiarare il cammino di ciascuno, bisogna solo saperla scorgere…



Intervista a cura di Mirko Morello G. C.

Autrice ospite: Monica Fornelli (monixfor)

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