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Le passioni familiari.

rubrica: A proposito di affetti


Mentre termina il campionato di calcio, mi è impossibile non ricordare la passione della mia famiglia per questo sport.

Mio padre, in realtà, da giovane preferiva il pugilato, poiché era stato un promettente peso medio e avrebbe avuto un buon futuro, se mio nonno non lo avesse strappato alla palestra e riscritto a scuola, perché finisse gli studi.

Ma ricordo bene che lo accompagnavo, io primogenita, ad assistere a degli incontri di pugilato nella mia città e, trascinata dalla passione paterna, diventavo una belva nell'assistere ai pugni che fioccavano e all'uppercut finale.

In progresso di tempo, però, tutti noi in famiglia abbiamo nutrito una passione potente per il calcio, per il Cagliari e, soprattutto, per il suo campione più famoso, Gigi Riva. Al secondo posto per gradimento la Juventus, ma ovvio: da isolani non potevamo che riproporre il Regno Sardo-Piemontese.

Riva, lombardo, giunto giovanissimo in Sardegna, aveva trovato tratti caratteriali simili ai suoi e non si era più allontanato. Inoltre, era bellissimo: kalòs kai agathòs, avrebbero detto i greci e cioè, bello nell'aspetto e nobile nell'animo.



Ed io e la mia famiglia, persi per lui e per il resto della squadra.

Capitava che la domenica andassimo allo stadio tutti insieme: mio padre, unico maschio della famiglia, si preoccupava per le parolacce e le imprecazione dei tifosi che stavano intorno a noi. Li folgorava con occhiatacce, ma quelli manco per sogno.

Oppure, intorno alla radio, la domenica, ad urlare come ossessi: poi saltavamo per tutta la casa, quando la squadra vinceva.

Quando mio padre se n'è andato troppo presto, mia madre ha sempre avuto intorno chi si occupava di lei e, guarda caso, a tutte queste persone piaceva il calcio: allora io compravo le pizze e le birre e andavo a casa sua, a mangiare insieme e ad urlare come un tempo, mentre guardavamo le partite in TV.

Poi è andata via anche lei e certamente adesso starà tifando con mio padre, perché forse le passioni non spariscono nei luoghi alti.

Qualche tempo fa, ho trovato per caso una delle donne che si sono occupate di mia madre: ci siamo salutate con calore e, mentre chiacchieravamo, lei mi ha ricordato quelle serate, mentre guardavamo le partite e mangiavamo insieme.

"Era bello, vero?", mi ha chiesto.

Ed io le ho risposto, con la voce spezzata: "Era bello, davvero". 



Testo di Gloria Lai (Le fiabe di Gloria Lai)

Fotografia di Sergio Fallucca (@serluk71)


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Gloria Lai
Gloria Lai
24 de jun.

Grazie per l'ospitalità e complimenti a Sergio Fallucca per la foto.

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