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Nontiscordardime

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 1 min

rubrica: Natura poetica


C’erano momenti

in cui il cielo sembrava cadere

così pesante da piegarti il collo, 

come uno stelo senza l’acqua.

Le mani, piccole e ossute della nonna,

ritagliavano lembi di stoffa, 

ne aprivano le cicatrici,

grossi orli per grossi orsi.

Scovavano l’anima e la tiravano fuori 

come il sole 

che tirava dalla manica l’asso del giorno.

Fiori, delicati e azzurrini 

prendevano posto a sedere.

Dai ritagli filtra la luce, guarda! 

Guarda!

Gli occhi come stelle infinite 

che brillavano nell’umiltà 

di una stagione qualunque.

Guardavo e le sue mani

spingevano il confine, 

oltre le montagne 

in un luogo lontano.



Nontiscordardime.

Era la siepe che aveva coltivato

lungo i viali della memoria.

li aveva cuciti insieme al dolore,

alle notti diafane, 

ai pranzi davanti al camino.

Nontiscordardime. 

Era la corona che aveva indossato 

per accompagnare i passi svelti,

ma anche quelli storti, 

in una danza di tenerezza e presenza

risultato di un’equazione d’amore.

Nontiscordardime.

Sorrisi che continuavano 

a rispuntare tra le rughe 

di un’età che restava ferma, 

di fronte ad una carezza. 



Testo di Angela Katia Faugiana (laestrella87)

Fotografia da Canva

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