CACCHE, FUNGHI E CACCIATORI DI DRAGHI
- 2 giorni fa
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sottotitolo: Racconti di una naturalista in viaggio nelle quotidianità
rubrica: Ariagard’s Tales
Passo la manica sul finestrino dell'autobus, la condensa scompare al passaggio della felpa e il mio riflesso si sovrappone al panorama della valle. Anche stamattina non mi sono pettinato, pazienza. L’umidità della notte sta risalendo del bosco disteso sulle colline e si compatta in nuvole voluttuose che nascondono il crinale, dense e fumose come il respiro di un drago. Forse ci abita davvero un drago in una di quelle valli laterali! Le andrò a visitare appena prenderò la patente, ancora otto mesi, l’esame di stato e lo scoprirò.
“Ciao Ale!” Sussulto, Luisa è appena salita alla solita fermata. Le accenno un sorriso, l’autobus riparte con un sibilo e la ragazza ondeggia liberandosi dalla sciarpa; ci metterà un po’ prima di sedersi.
Ripulisco il vetro appannato, il fondo della valletta è stato quasi interamente inghiottito dalla nebbia. Chissà come potrebbe apparire un drago che emerge da lì e si mette a sorvolare la valle? Scuro come le cortecce degli alberi. Ali affusolate come un rapace. Lungo collo serpentino. Testa massiccia con una bocca simile ad una tartaruga, non gli servono le guance per masticare, un drago inghiottirebbe intere le sue prede. Tutt’al più a pezzi.
Un odore pungente e dolciastro mi assale, sterco. Cerco con lo sguardo tra i campi e dietro una curva c’è un trattore che sta caricando una montagnola di letame fumante dentro un rimorchio. Dei ciuffetti di erba verde e funghi bianchi che la fanno sembrare una buffa acconciatura.

Chissà com’è la cacca di drago? Sicuro dipende da cosa mangiano, ma sarebbero feci ragguardevoli viste le dimensioni dell'esemplare che vola nella mia fantasia. Più o meno come quelle montagnole dell’allevamento, forse il drago già c’è e mimetizza le sue feci con quelle delle stalle! Chissà se crescono funghi particolari sulle cacche di drago? Magari un bravo ranger potrebbe capire da quanto tempo è stata fatta. E uno zoologo potrebbe studiare la sua dieta in base a cosa vi è rimasto dentro, servirebbe una provetta gigante per prelevare un campione… No, un sacco della spazzatura di quelli robusti da potature sarebbe più indicato. Un puntino fermo nell’aria sopra un vigneto attrae la mia attenzione: un gheppio. Il rapace sbatte le ali per restare immobile ed individuare prede. Nemmeno i rapaci masticano le loro prede, se non sbaglio rigurgitano un bolo di sostanze indigeribili dopo aver fatto transitare quelle utili. Luisa si siede con uno spostamento d’aria al mio fianco e prende fiato, fa sempre così quando vorrebbe chiacchierare. Magari lei si ricorda quella lezione di scienze.
“Come si chiama il vomito degli uccelli?”
“Cosa?! Ma che schifo, come ti vengono in mente certe cose di primo mattino?!” Fa una smorfia indignata e mi guarda come se fossi io stesso il vomito. “Comunque si chiamano borre.” Borre! Giusto! Come ho fatto a dimenticarmene! Le sorrido grato.
“Grazie.” Spero non mi chieda di ripassare matematica, non ne ho proprio voglia.
“Senti, mi ascolti le formule di geometria, oggi sono interrogata.” Bingo… La guardo assonnato sperando di guadagnare qualche minuto ancora, vorrei seguire il filo dei miei pensieri ancora per un po’. Si stavano facendo interessanti.
“Fammi dormire ancora un poco, alla cava svegliami e ripassiamo, ok?” Speriamo funzioni, la scusa del sonno funziona bene di solito. Luisa bofonchia irritata, ma annuisce e si china a prendere un quaderno dallo zaino.
“Ok, torna pure a sognare borre.” Apre il quaderno e si immerge nel ripasso. Sospiro e mi tiro su il cappuccio, così non si accorge che non dormirò.
Il panorama è cambiato, stiamo entrando in un paesino più grosso e le colline boscose vengono inghiottite dalle case. Dov’ero rimasto? Ah, sì, le borre. Potrebbe funzionare sì, ha senso che i draghi producano anche loro borre. Oppure hanno succhi gastrici così potenti da sciogliere tutto? Anche le armature dei soldati?Figo. I loro escrementi sarebbero ricchi di metalli! Una merce preziosa per i fabbri. Un gruppo di fabbri avventurieri e cacciatori di draghi, fianco a fianco per obiettivi diversi, muniti di carro e pale che si avventurano sulle montagne, rischiando la loro stessa vita per qualche quintale di metallo riciclato e un trofeo da rivendere. Ma se gli escrementi dei draghi si solidificassero in un blocco unico? Servirebbero anche dei picconi. Luisa mi urta e i miei occhi tornano ad osservare la valle che va allargandosi sulla pianura allagata di tetti lucenti, la parete bianca della cava che risplende come una cascata d’argento.
Il Sole è sorto, la scuola è vicina e la mia compagna vuole ripetere geometria; e io vorrei solo sapere come un ranger potrebbe riconoscere una cacca di drago tra i vari rilievi, in base ai funghi e le erbe che vi crescono sopra. Sospiro, come se mi risvegliassi dal sonno, mi stiracchio e abbasso il cappuccio. Luisa mi fissa severa.
“Non hai dormito. Ho visto il tuo riflesso nel vetro.” Mi passa il formulario, fossero almeno degli incantesimi… E se fosse ̶ “Se non vuoi ascoltarmi, basta dirlo.”. Strizzo gli occhi per accantonare quel mondo fantastico e afferro il quaderno che Luisa mi sta premendo in grembo. “Ma a cosa stai pensando?!”. La guardo in volto, la tensione le scava le guance e quello sguardo ansioso cerchiato di trucco che non tollera altro al di fuori delle sue preoccupazioni.
“A niente.” Le sorrido appena e mi sistemo comodo appoggiando le spalle al panorama “Dimmi un po’ queste formule.”. Magiche.
Ariagard
Testo di Arianna Gardini (aria.gard)
Fotografia di Canva



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