MUMMIE AMMUFFITE
- lachanceria
- 18 dic 2025
- Tempo di lettura: 4 min
sottotitolo: Racconti di una naturalista in viaggio nelle quotidianità
rubrica: Ariagard’s Tales
Il treno stridette prima di entrare nella galleria, mancava meno di mezz’ora all’arrivo. Chiusi il monitor e mi tolsi le cuffie mettendole al collo, gli adesivi sul portatile erano l’ultimo baluardo della mia giovinezza. Sbiaditi e consumati come mi sentivo io. Quando avevo iniziato a invecchiare? Probabilmente quando passai al ruolo di consulente. Mannaggia a me che mi ero illusa, qualche centinaio d’euro in più non mi avevano migliorato la vita.
Mi appoggiai al sedile. Marco di fronte a me era assorto nella lettura dell’ennesima novella presa al bookcrossing. I riccioli grigi molleggiavano a ogni scossone e gli occhi correvano rapidi sulla pagina. Per essere il collega più anziano si portava bene i suoi anni ed era molto più spigliato di tanti miei coetanei.
Lo smartphone tintinnò, lo sfilai dalla tasca: un messaggio di Sara. Da quanto tempo non mi scriveva? Lessi rapidamente: aveva di nuovo misteriose presenze in casa, come sempre… da quando ci misero come compagne di banco. Che periodo quello, passavamo i pomeriggi a scorrazzare per la villa di sua nonna, spaventandoci dei nostri stessi passi. Che fossero pipistrelli o fantasmi poco ci importava, noi l’avremmo scoperto! Il più delle volte erano uccellini entrati da una finestra lasciata aperta o ricci rimasti intrappolati nel giardino. Avrei tanto voluto passare a trovarla, ma non avevo più quindici anni: servivano settimane per programmare le ferie. Il treno sferragliò incontrando un Frecciarossa e sbatacchiandoci sui sedili. Marco accavallò le gambe in quelle sedute troppo corte per lui e finì col ginocchio appoggiato al mio.

“Oh, scusa Adriana.” Ma non si scostò. “Chi ti ha scritto?” Aveva ripiegato il libro e mi sorrideva rilassato.
“Una vecchia amica. Perché?”
“Ti sei rilassata.” Mi fissò con quegli occhi chiari, attraverso le lenti sottili degli occhiali, in attesa che sputassi il rospo. Marco interpretava le persone come fossero frasi scritte. “L’amica dei fantasmi?” Come faceva a saperlo?
“Sì, Sara Padovin.” Mi passai le mani sul viso: ero stanca. “Quando te l’ho raccontato?”
“Il giorno che mi hai chiesto di sostituirti, poco dopo il tuo arrivo, era all’incirca questo periodo.” Che memoria aveva! “Ha altre presenze in casa?” Sorrise alzando le sopracciglia. Ridacchiai imbarazzata: era una stupidaggine tra ragazzine.
“Sì. Vorrebbe che andassi da lei.”
“Vai da lei, ti sostituisco io.” Diceva sul serio? No, non potevo accettare. Sospirai.
“Perché no?” Marco si sfilò gli occhialetti e li richiuse lentamente, riponendoli a mo’ di segnalibro. Ogni volta che muoveva le mani mi sorprendevo, ogni gesto era una carezza gentile a ciò che toccava
“Perché da domani devo fare affiancamento a Floriano.” L’entusiasta neo-diplomato entrato la settimana scorsa, lo avevano affidato a me. Abbassai lo sguardo e mi trovai ad accarezzare quel che rimaneva dell’adesivo dei Ghostbusters.
“Ti dimentichi di me, posso affiancarlo io.” Marco aveva quel sorrisetto di sfida sulle labbra, stava scherzando?!
“Tu?!” Lui non sopportava le primedonne come Floriano. Marco annuì serio.
“Floriano ha abbastanza sfacciataggine in corpo per sopportarmi un’intera giornata. Sarà divertente!” Allargò il sorriso e si chinò ad appoggiare la mano sulla mia. Era calda e confortante, familiare. Presi fiato di colpo e chiusi gli occhi: avevo i nervi a fior di pelle. “Non provare a mentirmi, lo vedo che hai bisogno di staccare, da settimane.” Mi strinse la mano e mi trovai a ricambiare il contatto. Buttai fuori l’aria e tornai a guardarlo, gli ridevano gli occhi. “Cosa meglio di una vecchia amica che ti propone di andare a caccia di fantasmi?”
“Quando venni assunta mi dissero che eri uno stronzo, continuo a chiedermi se parlassero proprio di te!” Gli strinsi di nuovo la mano alla ricerca di conforto. “Grazie.”
“Lo sono solo con chi è una mummia ammuffita!” Sorrise e sciolse la presa, il calore rimase lì. Si sistemò comodo sul sedile, continuando fissarmi in volto. “E ce ne sono in abbondanza tra i colleghi.” L’immagine dei nostri colleghi in formato mummia-zombie che barcollavano negli uffici mi fece esplodere una risata. Marco rimase immobile a sorridermi finché non ripresi a respirare. Sì, sarei andata a trovare Sara. Potevo farlo, mi avrebbe aiutato lui.
“Va bene, mi hai convinta.” Mi sentivo stranamente leggera.
“Oh! Ecco cosa speravo di vedere!” Esclamò indicandomi.
“Cosa?” Cos’avevo fatto? Mi ero addormentata e non me n’ero accorta? La sensazione era simile.
“Stai sorridendo, Adriana.” Mi diede un buffetto sulla guancia tesa e si riappoggiò al sedile. Stavo sorridendo. “Era da settimane che non lo facevi più.” Gli occhi gli brillarono “Come stai?” Come stavo? Come se avessi respirato dopo una lunga apnea, e mi tiravano le guance.
“Meglio.” Presi una boccata d’aria, l’aria del treno sembrò meno densa di prima e riconobbi quella sensazione che premeva da giorni e mi toglieva il fiato. Nostalgia. “Ho smesso di viaggiare per piacere. Da quando lo faccio per lavoro non mi sono praticamente mossa da casa… Sono passati quasi due anni.” Marco sorrise soddisfatto e sfilò un cioccolatino dalla tasca.
“Bisogna festeggiare ragazza!” Lo aveva trafugato dalla ciotola della reception dell’hotel quella mattina.
“Festeggiare cosa?”
“Hai appena capito una cosa. Se me la dici ti offro pure un caffè appena scendiamo.” Cosa avevo appena capito? Fissai il volto sorridente di Marco come se nascondesse la risposta… e la trovai.
“Divertirsi. Tu Marco non sorridi mai per finta, ti piace davvero quello che fai e lo fai bene.” Non l’avevo mai vista da questo punto di vista “E questo non inficia la tua professionalità.” Avevo capito. “Non è obbligatorio diventare mummie ammuffite!” Non era necessario che io fossi sempre compunta, Marco lo era pochissime volte ed era il migliore tra noi: potevo fare un buon lavoro senza diventarmi antipatica! Marco annuì, soddisfatto, mi aveva letto in volto i pensieri.
“E brava Adriana. Ti meriti pure il caffè.” Mi mise il cioccolatino sul notebook e ne prese un altro dalla tasca, lo alzò come se stesse brindando. “Ora, gustati questa piccola vittoria.” Mi fece l’occhiolino. Sì, me lo meritavo.
“Non diventerò una mummia ammuffita!” E sorrisi, brindando col dolcetto.
Ariagard
Testo di Arianna Gardini (aria.gard)
Fotografia di Canva


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