“Che tu sia per me il coltello” di David Grossman
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Buongiorno, buonasera e… zac.
Perché "Che tu sia per me il coltello" di David Grossman entra davvero in profondità, come un fendente.
Personalmente ho impiegato più tempo del previsto per leggere questo romanzo e, per almeno un mese dopo, non sono riuscita a iniziare una nuova lettura.
Si tratta di un romanzo epistolare, costruito sullo scambio di lettere tra due apparenti sconosciuti, e che viene spesso confuso con una storia d’amore.
Ma qui l’amore non è un rifugio: è un’esposizione. Una ferita aperta. Un bisogno di essere visti fino in fondo.
Il rifugio è in queste lettere.
Nel modo in cui i protagonisti se le scambiano, spogliandosi senza pudore, raccontando ogni dettaglio intimo e traumatico delle loro fragili vite.

L’incontro è improvviso, quasi accidentale.
Lui vede lei, e capisce che sarà a quella sconosciuta che affiderà i suoi pensieri più profondi, anche i più torbidi, in un atto di fiducia totale e disarmante.
Scrive perché non può fare altro. Perché ha bisogno di essere visto, letto, accolto.
Lei, dall’altra parte, non si tira indietro.
Accoglie quel flusso emotivo, lo attraversa, lo restituisce.
E, lettera dopo lettera, sceglie di esporsi a sua volta, condividendo ferite, ricordi, desideri.
Ed è da questa riflessione che nasce "Una stanza tutta per te" che fa eco al celebre romanzo della Woolf, declinato in una nuova rubrica ospitata sempre dal Blog22 de La Chanceria.
Sì tratterà di uno spazio nel quale raccontarsi in forma epistolare o, per chi preferisce, via mail, senza timore del giudizio proprio come succede in "Che tu sia per me il coltello"!
Perché scrivere non serve a dare una spiegazione ad ogni cosa, ma a volte è solo una "stanza" in cui poter essere veri!
E tu scrivici, se vuoi: blogventidue@gmail.com.
O su Instagram direttamente a me: @lucrangelweird.
Ogni mese sceglieremo una storia da raccontare.
E se ti va facci anche sapere se hai già letto "Che tu sia per me il coltello" oppure hai intenzione di farlo...
Alla prossima!
Lucrezia
Testo di Lucrezia Angelini (lucrangelweird)
Fotografia di Canva



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