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Editoriale di Febbraio

A cura di Tamara Barbarossa

 


Vado pazza per i bulbi” scriveva Emily Dickinson all’amica Cornelia Sweetser che le aveva spedito alcune bulbose per il suo giardino “riposano già nella loro dimora sotterranea”.


In questo periodo dell’anno amo curiosare la terra dei grandi vasi in balcone, sotto allo strato di foglie depositatosi in autunno. Fanno da corona agli alberelli di limone, bauhinia e ceiba speciosa svariati bulbi che, a suo tempo, ho messo a dimora immaginandone la fioritura. Mi mette di buon umore scoprire le prime linguette verdi che spuntano dai cucuzzoli anche se ogni volta mi rimprovero per essere stata troppo parsimoniosa nelle quantità, i bulbi alla fine non sono mai a sufficienza.


Le bulbose a cui mi sento particolarmente legata sono i crochi, credo che sia per via dei ricordi d'infanzia, i boschi sardi ne erano sempre pieni a fine inverno e mi piaceva portarne qualcuno in dono alle mie Grandi Madri.


I primi a fiorire sono i gialli, poi i bianchi ed infine i blu: gli ibridatori grazie allo spontaneo crocus vernus hanno selezionato differenti varietà di colori, screziature e gradevoli profumi. La varietà di croco più pregiata è il sativus, i vistosi stami, di un arancio scarlatto, vengono colti uno ad uno da mani pazienti e, solo dopo essere stati essiccati, danno origine alla preziosa spezia dello zafferano.


Al primo sole di febbraio questi piccoletti sorprendono sbucando rapidamente dal terreno con le corolle già aperte. Si tratta di un fiore che attraversa il mito, corona l’amore impossibile come l’unione possibile tra le divinità più celestiali, fino ad ispirare tutta la letteratura, compresa quella italiana. Per Pascoli, che s’immedesima nell’infiorescenza, è il “poeta dei prati”, giustamente consiglia di non piantarlo in vaso, alimentando in me un certo senso di colpa per coltivarlo da anni sul balcone:


“O pallido croco

nel vaso d’argilla

ch’è bello, e non l’ami, coi petali lilla

tu chiudi gli stami di fuoco”.


Trovo che le bulbose, più di ogni altra pianta, simboleggino il materno, non a caso ne sono l'emblema in un mese in cui Madre Terra riprende le sue sembianze di giovinetta: sarà per la forma panciuta, anche se poi, in piena estate, quando li ripulisco dai residui, ne comprendo il motivo innamorandomi dei minuscoli bulbi “figli” che gli gironzolano intorno come tanti lattanti, alimentano la speranza di un balcone fiorito negli anni che verranno.


Oggi, noi di Unfioreladomenica, ci sentiamo un pò bulbi panciuti e materni che osservano la propria famiglia crescere! Nuovi nomi e rubriche renderanno il progetto sempre più interessante, quindi aspettatevi delle belle novità nel mese che anticipa la primavera!



Testo e fotografia di Tamara Barbarossa (@tamara_barbarossa)


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