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L’Oracolo e l’Editoriale di Aprile

  • 5 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

A cura di Rossana Orsi


C’è qualcosa che non esplode,

ancora:

il velluto scuro sulle imposte bagnate

copre di pioggia l’osservazione d’insieme.

Mani sugli occhi,

come da bambina,

proteggo, trattengo.


Il peso del cielo non lo piega.


Sai la disciplina dell’oro,

Madre di vernice amaranto,

terra che espira, 

luminescenza porosa,

mentre rimbocchi ogni coperta ai confini

scivolo nei tuoi scolli

ruzzolo, mi sbuccio, mi sporco

resisti? 


Ti trovo dall’altra parte dei sogni,

col calice in mano di gerbera appena schiusa

sotto l’ampolla d’uva e di fragola

che occhieggiano insieme tra le prime foglie.

Nei giorni roventi di sole

rimpiangeremo l'ombra, 

ricordami di ricordare. 


Sei tu, ora, che mi tocchi i dorsi stanchi

con dita morbide.

Sai di tramonto che nasconde il suo sorgere. 

Ti sento nell’aria come buccia d'arancio, 

sulla pelle fresca e chiara,

mi corre addosso come un brivido

la tua vita, 

il tuo fiato che mi propaga.



Editoriale di Aprile


Aprile ci insegna che la vera forza non sta nel fiorire ovunque, ma nel saper sostenere con grazia e precisione il peso della propria forma. 

La forma della Primavera, ogni volta che la si incontra, è diversa: è come una leggenda che cammina con noi e che ci sussurra nuovi strati di lettura ogni volta che ne abbiamo bisogno, soprattutto quando non pensiamo di averne. 

Primavera gentile e potente, unisce la dirompenza con i postumi del letargo.

Se marzo è stato il risveglio improvviso — l'archetipo dell'esplosione che infrange la resistenza del guscio — aprile ci chiede una nuova pazienza: quella della crescita operosa. 

C'è una straordinaria intelligenza che si dispiega silenziosamente sotto la superficie di questo mese: ogni cellula sembra rispondere a un disegno preciso, quasi un accordo tacito con la luce che si allunga.

La voce di Aprile parla di contorni, la si sente tra le fronde che rinverdiscono gli alberi, la si può ascoltare nelle piogge che improvvisamente si raggruppano spostando i cieli tersi verso le nuvole bianche, la si osserva nelle gemme che spingono nella nostra direzione verso un’attenzione macro e micro. Ti puoi accorgere che l'aria ha smesso di essere pesante, sta diventando sempre più una pressione leggera, un vapore che sa di erba fresca e frutta che si matura. È il momento, questo, della revisione: un passaggio dal flusso alla punteggiatura.

In questo fiorire di stagione, muoviamo i secondi passi del risveglio: costruire non significa accumulare, ma dare una direzione coerente all'espansione. 

Perciò possiamo, in questo mese, trasformare i nostri impulsi in una struttura vivente. 

Rainer Maria Rilke scriveva "essere qui è molto", e noi possiamo addentrarci nel territorio di noi stessi con maggiore consapevolezza grazie alla contemplazione delle nostre forme.

Personalmente, torneremo ad affondare le mani nella terra che amiamo. La materia di cui è fatta La Chanceria: scrittura emotiva, laboratori per indagare le profondità dell’anima, eventi aggregativi e manifestazioni artistiche.

Aprile ci farà dono di nuove uscite editoriali, nuovi incontri, nuove esplorazioni e condivisioni.

Ci si legge qui nei pressi, tra i solchi e i germogli di questo mese. Non perdere la nostre Lettera di Aprile, abbiamo tante cose da raccontarti. Se ancora non l'hai fatto, iscriviti qui!



Testo di Rossana Orsi (rossana_orsi)

Fotografia di Chiara Lunghi (_kialu_)



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