L’Oracolo e l’Editoriale di Marzo
- 2 mar
- Tempo di lettura: 2 min
A cura di Rossana Orsi
Le braccia nodose della vite
mi parlano dei tempi
in cui l’occhio non cercava altrove
e il respiro trovava alveari pronti
a suggere parole semplici:
qui, vieni, stai.
D’altra parte conosco fin troppo bene
le pretese di quel tempo che corre,
l’oggi dagli occhi azzurri
che ignora di essere nato ieri.
Magari gli potessi vedere le gambette chiare
colorarsi al sole di marzo,
mentre scappa tra le colline del fare.
Me ne resto, invece, a portata
come qualcosa che venga servito per cena
in chiusura di pasto,
quando nessuno s’aspetta altro
e ancora mastica
e ancora lontano è il digerire.
Appollaiata ai rami
ascolto le fiabe di chi ha imparato ad ammorbidirsi,
mi vedo come l’aiuto mancante,
un tocco di originale
nel susseguirsi di ciò che si è già imparato,
la voce fuoricampo all’attore
recito poco e appaio ancora di meno.
Stai, vieni, qui.
Le mie ginocchia non tremano più,
puoi dondolarti con me
nel vento che abbiamo a disposizione.
Madre,
le tue fioriture sono prossime.
Mi prenderanno tra le braccia nodose della vite,
briciole di giallo sul sentiero d’avorio.
Ci specchieremo,
mi aspetterai,
ti scriverò lettere,
mi riconoscerai.

Editoriale di Marzo
Benvenuto Marzo.
Sentivo già il tuo profumo da qualche settimana, come di qualcuno che ho conosciuto profondamente e che ricordo intensamente. Mi sei mancato.
C’è un momento esatto, tra l’ultima neve che imbianca le vette e il primo crepitio della stufa che si spegne, in cui il mondo trattiene il fiato. Così ho salutato Febbraio.
Marzo è il mese della soglia, il mese del “non ancora” e del “già quasi”.
Marzo, si sa, non è una stagione mite.
È un mese fatto di tratti decisi e ombre che si allungano. Un mese in cui la natura, come un gatto che si stira sul davanzale di una finestra al sole, decide di risvegliarsi.
Nelle tradizioni antiche Marzo era il vero inizio dell'anno: il mese di Marte, sì, ma non solo per la guerra quanto per la forza vitale che spacca la corteccia dei rami più esili: un corpo che ha vissuto con le riserve del gelo e ora le trasforma in petali di mandorlo.
Amo il profumo della trasformazione: è il segno che la brace che abbiamo custodito nel fondo del cuore durante l'inverno può ravvivarsi.
Vi invito a guardare alle vostre fragilità non come a errori di percorso, ma come a “fermenti vivi”. Possiamo cogliere i primi sentori di un’aria nuova e ascoltare con attenzione le storie, le promesse, le richieste.
Questo mese i nostri collaboratori ci portano per mano tra poesie, racconti, schegge emotive, ricordandoci che in ogni momento possiamo avere la capacità di cominciare. Perché, come diceva Bachelard, l'anima è un fuoco che si alimenta di sogni.
Buon cammino in questo Marzo di luce e di forza.
La Primavera ci sente. E noi, finalmente, iniziamo a sentire lei.
Rossana
Testo di Rossana Orsi (rossana_orsi)
Fotografie di Canva



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