L’Oracolo e l’Editoriale di Giugno
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A cura di Rossana Orsi
Giugno
aperto di noce ancora verde,
il ferro è battuto dai petali del sole.
Color di malva
incontra la severità della forbice
e la forza dello spago
sottende alla tua voce.
Madre della cura,
non stringo più
con le mani, con le conclusioni, con le risposte.
Aspetto i tuoi detriti a riva,
figlia dei passati inverni e delle primavere
che hanno saputo seguire la mollica.
Ancora con le briciole in mano
scelgo di cederle ai solchi del vento,
nelle pieghe della mia gonna stropicciata,
perché arrivi l’upupa
conservo l’avena in un piatto di ceramica
e sul davanzale
lascio che la noce si maturi con le margherite.
Ad ogni petalo t’amo
e il sole mi è da testimone,
fa’ che non disperda più di ciò che mi è necessario.
Giugno è il filo
tu la cura,
la mano che pota
la saliva che cuce.

Editoriale di GIUGNO
L'Officina della Luce e la Riva del Ritorno
Giugno ci sposta finalmente all'aria aperta. Ci fa accomodare dolcemente, senza contenere o stringere, per osservare meglio la struttura solida sulla quale far riposare il corpo laddove sosta lo sguardo. Accanto a noi, in una brocca di peltro, la malva si apre di pura accoglienza.
Alla soglia del 21, il Solstizio, l'officina di questo mese non è più fatta di rumore o di attrezzi, niente tenta di modificare la materia: il lavoro, ora, è di sola luce.
Questo è il momento dell'anno in cui il sole è così assoluto da rendere vano qualunque tentativo di resistergli: l’energia maschile semplicemente si mostra, matura ed esposta.
Possiamo finalmente imparare ad osservare il fuori.
L'aria si fa calda, lo spazio si dilata e il movimento non è più verticale, verso la crescita a tutti i costi, ma orizzontale, come una riva che attende.
Il nostro Oracolo del mese ci invita proprio ad aspettare i detriti: la riva non seleziona ciò che l'onda porta, non stringe le mani per trattenere solo il buono, ma accetta il ritorno di ciò che è stato, i resti dei passati inverni e le tracce delle primavere.
Giugno ci chiede questa stessa nudità: lasciare le ultime briciole di controllo ai solchi del vento per guardare ciò che si deposita sul bagnasciuga della nostra coscienza.
Le Maree del Fuori
Questa attitudine all'ascolto e al cedimento trova il suo baricentro perfetto nell'inaugurazione del canale MAREE | di come scrivi le coste.
La costa è proprio il luogo geometrico ed emotivo nel quale l'inconscio deposita le sue verità e la scrittura le raccoglie, senza pretendere di dare risposte immediate o conclusioni forzate.
Scrivere le coste, per me, significa accettare i cicli sapendo che arriva sempre il tempo per ricevere ciò che la luce porta a galla dal sommerso.
La Sosta del Solstizio
In questo inizio di bella stagione, La Chanceria si trasforma in uno spazio di sosta e di contemplazione.
I prossimi articoli di Giugno concluderanno le condivisioni prima della pausa estiva. La Chanceria si godrà il dietro le quinte preparando il materiale per settembre e ottobre. E intanto ci apprestiamo ad accogliere l'estate grazie anche ad una Newsletter Speciale che abbiamo creato in collaborazione con Michela Zendali. Vi ricordiamo che potete iscrivervi qui se ancora non siete iscritti.
Ora però restate ancora un attimo seduti accanto a noi.
Guardiamo insieme il fuori, respiriamo la trasparenza delle nuove giornate e facciamo in modo di non disperdere più di ciò che ci è strettamente necessario.
Ci lasciamo condurre oltre questa soglia dai versi di Antonia Pozzi:
...e la mia vita non è che un solco / di luce in un immenso mare / di tenebra — ed un’ansia eterna / di naufragare in te.
Per qualunque info o comunicazione, potete scriverci via mail.
Ci si legge lungo le coste e tra i detriti di questo Giugno.
Rossana
Testo di Rossana Orsi (rossana_orsi)
Fotografia di Patrizia Matteini (pattimatte)



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