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DUE VITE di emanuele trevi

Rubrica: Ti sconsiglio un libro

La difficoltà che provo a recensire questo libro è legata all’innumerevole serie di riflessioni che mi ha portato a fare.

Se non avesse vinto il Premio Strega, cosa che aggrava notevolmente il mio parere sul testo, probabilmente non l’avrei nemmeno letto, ma avendo avuto questo riconoscimento e di conseguenza questo risalto, allora è doveroso allargare i ragionamenti legati a quest’opera.

Per prima cosa faccio fatica a definire questo un romanzo, non avendone le caratteristiche, quindi la prima delusione provata è proprio legata a questo aspetto, credevo di leggere una storia e invece mi sono ritrovato tra le mani qualcosa che non so come inquadrare.

L’autore narra il suo rapporto con due amici, scrittori come lui, e attraverso il ricordo di queste due figure, del loro rapporto, delle loro personalità, di alcune vicende che hanno condiviso, Trevi si lancia in personali considerazioni sull’esistenza umana e sulla morte.

Come una certa italica tradizione ormai ha consolidato, spesso non si riesce a concepire da singole vicende storia di ampio respiro, e anche questa rimane impantanata in un ambiente distante dal lettore comune e poco coinvolgente anche nei luoghi e nelle situazioni descritte.

Queste storie così concepite non riescono ad elevarsi a metafore o qualcosa in cui identificarsi, rendendo minima la possibile empatia di chi legge.

Inoltre il testo è appesantito da zavorre linguistiche distanti da ogni contesto comunicativo conosciuto, buone solo nei salotti riservati e inaccessibili di chi fa della forma un esercizio di stile fine a se stesso.

Un libro che demarca in maniera netta la lontananza tra il mondo culturale finto intellettuale con il mondo reale, libro che diventa autoreferenziale per ambienti decontestualizzati dalla quotidianità del lettore e che non arriva minimantente al cuore di chi decide di immergersi in tale storia.

Personalmente mi trovo in totale disaccordo anche con il messaggio proposto, un’apologia del decadente pensiero materialista occidentale.

Il passaggio chiave, da cui deriva il titolo “Due vite”, è quando si afferma che viviamo due esistenze, la prima quando siamo in vita e la seconda finché esistiamo nei ricordi di qualcuno.

Concetto per nulla originale e riproposto ciclicamente sotto diverse interpretazioni, che ormai è diventato più uno slogan sintetico di alcuni concetti (non presenti nel libro), e non prevede la possibilità di confronto con l’esterno.

Due vite è un libro avulso dal contesto sociale e culturale reale, con l’arroganza di essere molto più di ciò che in realtà è.


Recensione e fotografia di Andrea Stella.


Emanuele Trevi

Neri Pozza Editore


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