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I SALICI di A. H. Blackwood


"Vorrei essere un Salice" - scrivevo, qualche tempo fa - "accogliente, musicale, resiliente".

Chissà cosa avrebbero pensato i protagonisti di questo racconto di Blackwood, se avessero potuto leggere le mie parole.

Un fiume in piena, un vento di bufera e un'isola mai antropizzata, che muta la sua forma sotto i colpi dell'acqua, fanno da contorno ai signori del luogo, i Salici, guardiani spietati di forze sovra naturali che, in questo posto, riescono ad attraversare il sottile velo tra il loro mondo e il nostro.


E i due protagonisti, spaesati e terrorizzati, non possono che difendersi al meglio, cercando di non perdere la loro sanità mentale, per non diventare vittime.


Un'atmosfera onirica, carica di magia e di divino, attraversa tutto il libro, che mi ha tenuto incollata alle pagine e che si conclude come "in sospeso", sebbene con un finale chiaro, per lasciare a chi incrocia le sue parole la possibilità di "scegliere" da quale parte del velo stare.


In Armonia,

Barbara


[CIT.]


"Durante la piena [del Danubio; sic.], questa vasta superficie di sabbia, terra e isole formate dai salici è quasi sommersa dall'acqua, ma in condizioni normali le siepi si piegano e frusciano nel vento, esibendo le foglie argentee alla luce del sole in un continuo movimento di stupefacente bellezza."


- A. H. Blackwood




Recensione e fotografia di Barbara Fontana(@la_casa_di_melia)



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