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"IL SEGRETO DELLA SPEZIALE" di Sarah Penner, recensione di Lorenza De Marco


Novembre è il mese delle antenate. Il loro ricordo si manifesta in echi atavici e porta alla luce le nostre radici. Il buio delle tenebre ci spinge a contemplare il passato e, pian piano, emerge il bisogno di raccoglimento e introspezione. A tal proposito, ho pensato di consigliarvi un romanzo che, certamente, sarà in grado di portarvi indietro nel tempo e pensare alle vicende vissute dalle donne in epoche remote. E, magari, scoprirete che sono molto simili a quelle delle vostre ave. Mi riferisco al Il segreto della speziale di Sarah Penner.

Eliza Flemming ha dodici anni e lavora come domestica presso la lussuosa dimora del signor Amwell, un uomo molto ricco quanto crudele. Un giorno, Eliza viene convocata nella stanza della sua padrona – la dolce e premurosa signora Amwell – la quale avanza una strana richiesta: dovrà recarsi dalla speziale, Nella, e chiederle un veleno. Eliza, con grande sorpresa, scopre che la signora vuole uccidere il coniuge. La bambina giunge presso la speziale, una donna molto richiesta nella città. Questa le dà la pozione che dovrà versare nelle uova, piatto che, ogni mattina, Eliza prepara per il signor Amwell.

Durante la preparazione del pasto, però, Eliza ha paura e teme che qualcuno possa coprirla. Gli eventi andranno a buon fine o i piani delle tre donne verranno smascherati ben presto?

Il romanzo, edito dalla Harper Collins, sancisce l’esordio di Sarah Penner nel mondo letterario.

Il testo ha riscosso un grandissimo successo ed è stato definito un romanzo capace di parlare, con toni eleganti e una prosa limpida, di riscatto femminile. Il romanzo, inoltre, ha come protagoniste solo donne e la narrazione è corale: oltre le figure, già citate, di Nella ed Eliza, assistiamo alla storia di Caroline colei che, negli anni nostri, scopre – per pura casualità – una boccetta appartenuta, appunto, alla speziale. La storia delle tre si mescola in un turbinio impetuoso di emozioni, colpi di scena e intrighi. Ogni eroina ha un messaggio ben chiaro da lanciare: Caroline ci esorta a restituire verbo ai nostri bisogni più profondi, Nella ci insegna a chiedere aiuto nei momenti di massima solitudine ed Eliza ci spiega che le cose non sono mai lineari come sembrano.

L’unico neo del romanzo, almeno a mio avviso, è lo stile eccessivamente semplice. La storia, però, è originale e unica, così tanto da mettere in secondo piano questo piccolo problema strutturale.

Il romanzo può esser accostato al crisantemo. Il fiore - che viene usato per commemorare i defunti e celebrare i nostri cari - mostra come, per risorgere dalle proprie ceneri, sia necessario morire interiormente e rinascere, proprio come fanno le protagoniste del romanzo.



Recensione di Lorenza di Marco (@leultimeletteredi)

Photo di Rossana Orsi (@rossana_orsi)

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