In che modo i sogni che si ripetono orientano il nostro cammino?
- 3 giorni fa
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Rubrica: Oltre il Ponte dei Sogni
Ogni notte varchiamo una soglia invisibile. Il corpo si distende, la mente cede, e qualcosa in noi attraversa un ponte. Un ponte che non ha tempo, né geografia, ma che collega la realtà al mistero, la coscienza all’inconscio, il quotidiano al sacro.
È questo passaggio silenzioso che vogliamo esplorare in questa rubrica: Oltre il Ponte dei Sogni è un viaggio mensile nel mondo onirico, un cammino simbolico e intuitivo tra sogni, archetipi, emozioni e immagini interiori.
In ogni articolo ci lasceremo guidare da una domanda e da una carta estratta dagli Oracoli Divinatori dei Sogni (di Laura Tuan, ed. De Vecchi). Come in una lettura simbolica ispirata alle costellazioni familiari, partiremo da quell’oracolo per esplorare un tema legato all’esperienza onirica: lo attraverseremo con strumenti diversi – dalla psicologia alla mitologia, dalla fiaba all'esoterismo – tenendo sempre un piede nel mondo del simbolo e uno nell’ascolto del corpo.
Ogni sogno, ogni immagine, ogni intuizione che emerge nel dormiveglia può offrirci una chiave per comprendere noi stessi, riconoscere un bisogno, trasformare un nodo, riconnetterci a una parte dimenticata.
Questo non è un luogo in cui interpretare i sogni come enigmi da risolvere. È un luogo di attraversamento, di ascolto, di relazione.
Un ponte, appunto.
La maggior parte dei sogni che facciamo svanisce nella nebbia della memoria. Eppure, in alcuni momenti della vita, ce ne sono alcuni che tornano. E ritornano con ostinazione, portando con sé scene simili, luoghi simili, emozioni sempre uguali che sembrano non volersi dissolvere. Sono proprio questi sogni che mi hanno sempre affascinata: ho la sensazione che custodiscano molto di più di ciò che mostrano in superficie.
La domanda che questo mese ho posto agli oracoli è quindi la seguente:
In che modo i sogni che si ripetono orientano il nostro cammino?
La risposta degli oracoli è stata: Fiore.

Secondo Freud non si tratta di “stranezze” casuali: il sogno ricorrente è il segno che qualcosa dentro di noi non è stato ancora elaborato. Il sogno, per lui, è sempre un appagamento di desiderio, ma questo desiderio può essere rimosso, censurato, in conflitto con l’Io cosciente. Quando un sogno torna uguale o molto simile, significa che quel conflitto è ancora lì, intatto: la psiche ripete la scena per tentare, ogni volta, una nuova possibilità di scioglimento.Anche se riconosco il valore di questa visione, mi sento più vicina a un altro modo di guardare ai sogni.
Per Jung, infatti, i sogni non vanno mai presi uno per volta, ma come serie: sequenze che, nel tempo, raccontano l’evoluzione interiore di una persona. Quando un tema onirico ritorna, non è solo un sintomo che insiste, ma il segno che un processo di trasformazione è in corso e non è ancora compiuto.I sogni ricorrenti spesso mostrano il conflitto tra l’atteggiamento cosciente e i contenuti dell’inconscio collettivo: archetipi e immagini universali come il bosco, il mare, l’animale, la casa o l’ombra che cercano di entrare nella vita cosciente.
Per Jung il sogno ha una funzione compensatoria: viene a riequilibrare un modo di vivere troppo unilaterale. Se nella vita diurna una persona è “troppo razionale”, i sogni possono insistere con immagini emotive, istintuali, caotiche. Quando questo riequilibrio non viene accolto, il sogno torna, come a dire: “non hai ancora ascoltato abbastanza”.I sogni ricorrenti indicano allora una tappa importante del processo di individuazione, il cammino verso un Sé più integro, meno scisso. Ogni volta che il sogno ritorna spesso introduce piccoli cambiamenti: è l’inconscio che mostra se stiamo facendo passi avanti, restando fermi o tornando indietro.Il compito, in questa prospettiva, non è liberarsi del sogno che si ripete, ma dialogare con lui, coglierne il senso simbolico e integrare nella vita quella parte di noi che bussa. Quando il movimento interiore si compie, la serie onirica si trasforma: il sogno cambia volto, oppure si placa.
A questo sguardo aggiungerei quello di Hillman.Per Hillman il sogno non è un sintomo da curare bensì un mondo da visitare: l’“oltremondo psichico”. Le immagini oniriche che insistono e ritornano non sono errori del sistema, ma personaggi e luoghi autonomi, con un loro carattere, una loro volontà. Non chiedono di essere “spiegati” una volta per tutte, ma di essere incontrati: rivisti, ridisegnati, raccontati, abitati.Una stessa immagine che torna – la casa, l’animale, la strada, il morto – è come una figura mitica che reclama spazio nella nostra vita immaginale.
Hillman invita a “stare con l’immagine”, non a tradurla subito in significati psicologici: è l’immagine stessa la cura, se le permettiamo di agire. Il ritorno non segnala solo un trauma o un conflitto, ma il fatto che quella figura appartiene al nostro mito personale, al paesaggio profondo dell’anima.Invece di chiederci “come faccio a liberarmi di questo sogno?”, Hillman ci suggerirebbe di domandare: “Che relazione devo intrecciare con questa immagine che non se ne va?”. Più che una forzatura che si ripete, è una fedeltà dell’anima a certe forme: archetipi che tornano a mostrarci chi siamo, al di là dell’Io diurno. In questa ottica, il sogno ricorrente non è un disturbo, ma una pratica rituale dell’immaginazione, una scena che ogni notte viene riallestita perché la onoriamo davvero. Quando la nostra relazione con quell’immagine cambia, spesso è il sogno stesso a trasformarsi, senza bisogno di forzature interpretative.
E il Fiore, in tutto questo, dove ci porta?Come può un fiore parlarci di sogni che si ripetono e, allo stesso tempo, spiegare come questi ci orientino?Non esiste quasi nulla di più ciclico e “ricorrente” di un fiore: torna a periodi, sempre uguale e ogni volta un po’ diverso. Cambiano le sfumature, la quantità di petali, l’intensità del colore. La fioritura è sfolgorante quando ha ricevuto nutrimento, più modesta nei periodi di siccità, vento o tempeste. Eppure, al di là delle variazioni, il fiore conosce la sua strada: fiorire.
Così sono i sogni ricorrenti. Tornano come fioriture della psiche: a volte ricche, altre stentate, altre ancora quasi solo in boccio. Ma la loro direzione è chiara: condurci verso un punto essenziale, far emergere qualcosa che appartiene alla nostra natura più profonda.Secondo la mia esperienza, i sogni ripetitivi non sono eterni. Anche quelli che amiamo di più, quelli che sembrano aprirci a strade che non vorremmo smettere di esplorare, a un certo punto si fermano. Scompaiono da un giorno all’altro, senza preavviso.Di solito accade quando il loro mistero ha compiuto il lavoro che doveva fare: quando un passaggio interiore è stato attraversato, quando ciò che andava visto è stato finalmente riconosciuto.
Eppure, anche se smettono di visitarci di notte, non entrano nella nebbia insieme agli altri. Restano incisi nella memoria, come un sigillo. Diventano un monito, un simbolo vivo di ciò che può essere la nostra vita quando siamo in contatto con il nucleo più intimo di noi stessi.
Come fiori interiori, i sogni che ritornano ci guidano lungo il cammino: indicano dove la nostra anima vuole fiorire, dove la nostra storia chiede attenzione, dove qualcosa di antico in noi desidera finalmente prendere forma.
Tamara
Testo di Tamara Barbarossa (@tamara_barbarossa)
Immagine di ChatGPT



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