Quali strade possiamo percorrere per raggiungere i sogni?
- 2 giorni fa
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Rubrica: Oltre il Ponte dei Sogni
Ogni notte varchiamo una soglia invisibile. Il corpo si distende, la mente cede, e qualcosa in noi attraversa un ponte. Un ponte che non ha tempo, né geografia, ma che collega la realtà al mistero, la coscienza all’inconscio, il quotidiano al sacro.
È questo passaggio silenzioso che vogliamo esplorare in questa rubrica: Oltre il Ponte dei Sogni è un viaggio mensile nel mondo onirico, un cammino simbolico e intuitivo tra sogni, archetipi, emozioni e immagini interiori.
In ogni articolo ci lasceremo guidare da una domanda e da una carta estratta dagli Oracoli Divinatori dei Sogni (di Laura Tuan, ed. De Vecchi). Come in una lettura simbolica ispirata alle costellazioni familiari, partiremo da quell’oracolo per esplorare un tema legato all’esperienza onirica: lo attraverseremo con strumenti diversi – dalla psicologia alla mitologia, dalla fiaba all'esoterismo – tenendo sempre un piede nel mondo del simbolo e uno nell’ascolto del corpo.
Ogni sogno, ogni immagine, ogni intuizione che emerge nel dormiveglia può offrirci una chiave per comprendere noi stessi, riconoscere un bisogno, trasformare un nodo, riconnetterci a una parte dimenticata.
Questo non è un luogo in cui interpretare i sogni come enigmi da risolvere. È un luogo di attraversamento, di ascolto, di relazione.
Un ponte, appunto.
“Passiamo il nostro tempo a sognare,
non si sogna solo quando si dorme.”
Jacques Lacan, “Il momento di includere”
Quando chiudiamo gli occhi non accediamo a un mondo privo di ordine, ma a un linguaggio che ha una sua grammatica. Anche nei sogni più complessi — quelli ricchi di dettagli che sembrano non seguire alcuna logica — non c’è caos, ma struttura. Una struttura segreta, simbolica, che appartiene all’inconscio.
I sogni non raccontano in modo lineare. Non si sviluppano come una fiaba o una trama coerente. Essi mostrano, accennano, evocano. Organizzano immagini, simboli, omissioni e tensioni emotive secondo una logica profonda che parla di desideri, mancanze, colpe, paure. Anche quando nella veglia mentiamo a noi stessi, il sogno trova sempre un varco. Si fa strada. Ci chiama.
Ecco allora la domanda che ho sentito emergere questo mese:
Quali strade possiamo percorrere per raggiungere i sogni?

L’oracolo estratto è la carta dedicata a Jacques Lacan. Le parole chiave sono:
Linguaggio – Struttura – Logica – Ordine.
“L’inconscio è strutturato come un linguaggio”, affermava Lacan. Non è un deposito caotico dove si aggrovigliano memorie e impressioni. È un testo vivo, organizzato, che usa la lingua delle immagini e delle assenze. È un linguaggio che non dice, ma spinge ad ascoltare con più attenzione in nostri bisogni.
Qualche giorno fa ho visto un meme: uno psicologo chiede al paziente com’erano i suoi sogni ultimamente. La risposta? Una sequenza surreale e incoerente di eventi — esattamente come avviene nei sogni. Eppure ogni dettaglio, ogni passaggio, anche se incomprensibile, risponde a una logica interna. Una grammatica dell’invisibile.
Nei sogni l’inconscio parla per omissioni: una porta che non si apre, una voce che non esce, un nome che non si riesce a pronunciare. La mancanza parla più del pieno. Come se il sogno dicesse: “Qui c’è qualcosa che non vuoi vedere”.
Per Lacan, la verità si annida nel vuoto del linguaggio. In ciò che non si dice. Nei sogni, quel vuoto è fertile. È la soglia dove il desiderio prende forma, dove l’archetipo preme per emergere. Il sogno non è solo qualcosa che accade: è una chiamata.
Ma da dove passa quella chiamata? Quali sono le strade per accedere al sogno? Non solo per dormirlo, ma per lasciarci attraversare, trasformare?
Le vie del sogno
1. Il Corpo – La prima soglia
Ne abbiamo parlato nel primo articolo della rubrica. Il corpo è il primo ponte. Quando si abbandona il controllo e si rilassa, apre il varco. Il respiro si fa profondo, i muscoli si sciolgono, le onde cerebrali rallentano. È lì che il sogno inizia a emergere.
Se i tuoi sogni ultimamente sembrano caotici, puoi aiutarti con piccoli rituali corporei serali: una tisana, uno stretching morbido, un bagno caldo, la luce bassa. Il corpo è la casa del sogno.
2. Le vie simboliche – Il linguaggio dell’anima
La scrittura introspettiva, l’uso consapevole degli oracoli, l’arte, la poesia: tutte queste sono vie simboliche. Non analizzano il sogno, ma lo abitano. Ci permettono di restare nel suo paesaggio, di parlare la sua lingua.
Questi strumenti non forzano, non invadono. Sono alleati sottili, che ci aiutano a decifrare con delicatezza ciò che il sogno ci porta in dono.
3. Le vie psichiche – Il dialogo invisibile
L'immaginazione attiva, il proseguimento del sogno a occhi aperti, la visualizzazione, il disegno onirico: sono modalità per continuare il sogno nel giorno, per lasciarlo evolvere, respirare.
Un esercizio utile? Quando ti svegli da un sogno che ti ha colpito, richiudi gli occhi e lascia che l’immagine ritorni. Vedi dove ti porta. Scrivilo. Disegnalo. Cantalo, persino. Il sogno non si interrompe con il risveglio, vuole essere seguito.
4. Le Costellazioni Oniriche – La mappa che si disegna da sola
Ci sono sogni che ritornano. Non sono identici, ma portano gli stessi elementi, le stesse emozioni, come se ogni volta aggiungessero un tassello. Sono sogni costellanti. Mappe in costruzione. Segnali che qualcosa dentro di noi sta cercando un varco.
Di queste costellazioni parleremo meglio in un altro momento. Meritano spazio, ascolto, dedizione.
Il sogno è una struttura dinamica: non solo qualcosa che accade, ma qualcosa che ci chiama.
Nel suo linguaggio non detto, nel vuoto che lascia, nel simbolo che balza agli occhi, il sogno costruisce la propria architettura. Noi possiamo imparare ad entrarvi. Non da ospiti, ma da partecipanti. Non per svelarlo, ma per camminarci dentro.
E forse, allora, non sarà più il sogno a inseguirci… ma noi a riconoscere la strada che conduce a lui.
Tamara
Testo e foto di Tamara Barbarossa (@tamara_barbarossa)



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