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Diventare “Giardinieri dei sogni”.

rubrica: I giardini che siamo


Dal mito della creazione, avvenuta nel Paradiso terrestre secondo la tradizione cristiana (la parola Paradiso, riconduce proprio al termine persiano piridaeza, tradotto in greco con paradeisa, che significa proprio Giardino) all'hortus conclusus tipico dei monasteri e delle abbazie in epoca medievale, per arrivare al giardino di epoca rinascimentale e settecentesca, fino ai giardini zen della cultura orientale, il tema del giardino ritorna nelle sue molteplici accezioni come luogo idilliaco, che tanto concilia alla riflessione quanto alla creatività, alla meditazione quanto alla sperimentazione concreta.

Nella letteratura per l'infanzia e per ragazzi il giardino ha invece assunto una connotazione ancora più marcata rispetto alle precedenti (forse perché ha attinto alla radice gotica gart che significa recinto e quindi - per estensione - luogo appartato) diventando rifugio e luogo di esperienza della propria autonomia. Dal momento che infanzia e adolescenza sono strettamente legate al tema della sperimentazione – necessaria e funzionale per approdare all'età adulta - per analogia, il tema della fioritura è intimamente connesso allo sbocciare del proprio sé, proprio come avviene per le piante in un giardino. A ben vedere, in effetti, forse è proprio per questa ragione che “Il Giardino Segreto” di Frances Hodgson Burnett ha stregato intere generazioni di lettori.



A partire da questa metafora molto potente si sviluppano pertanto intuizioni, esperienze e percorsi che trovano applicazioni concrete in ambito ortoterapeutico a seconda degli obiettivi e delle persone coinvolte: chi si occupa di ortoterapia sa, infatti, quanto sia fondamentale definire degli obiettivi attraverso cui poter misurare i risultati raggiunti da ogni singolo individuo coinvolto nel programma di attività stabilite.

Nelle parole di Duccio Demetrio, già docente di Filosofia dell'educazione e di Teorie e pratiche della narrazione all’Università Bicocca di Milano, il giardino è “un luogo ideale dove vivere protetti, curati; simbolo di pacificazione ma anche, con grande ambivalenza, spazio in cui abbiamo imparato a conoscere la vita, la realtà” (“Di che giardino sei?” di D. Demetrio – Meltemi Editore – 2001). Sono parole che risuonano nel mio agire quotidiano, come credo in molti di coloro che sono approdati al giardinaggio e all’orticoltura, intuendone l’enorme potenziale intrinseco per la propria e altrui vita.

Credo davvero che ognuno di noi sia un giardino segreto, spesso nascosto perfino a se stesso e che, allo stesso modo, ognuno di noi abbia - da qualche parte - la chiave di accesso al proprio giardino interiore, anche quando pensa che questo non sia affatto possibile. Un ortoterapeuta aiuta questa connessione per mezzo di Madre Natura. Riconoscere le necessità e mettersi in ascolto delle singole individualità permette all’ortoterapeuta di aprire, insieme alla persona coinvolta, la porta  del giardino interiore custodito nel profondo: talvolta questo può significare un lavoro sul recupero funzionale di una capacità fisica o cognitiva compromessa, altre sul reinserimento sociale, o ancora sul recupero dell’autostima che coinvolge, invece, chi affronta percorsi riabilitativi a seguito di dipendenze, violenze inflitte o subite.

Per i bambini e i ragazzi, invece, il giardino è un luogo dove ci si sottrae al mondo, dove ritrovare intimità e identità, prendere le distanze dalle paure, dove prepararsi ad affrontare il sogno o a fare i conti con la realtà; è un luogo in cui rifugiarsi per affrontare un mondo che procede sempre troppo in fretta (imparando ad osservarlo divertiti dall’alto o dal basso) e dove gli adolescenti si occultano spesso per sottrarsi dallo sguardo investigatore degli adulti.

Ogni volta che mi avvicino ad una persona che affronta o proviene da un cammino di vita tortuoso e devo immaginare un percorso che le apporti benefici, penso a lei come ad un libro o ad un racconto già scritto che presenta le pagine un po’ stropicciate o in cui il testo non scorre proprio agevolmente. In questi casi la mia mente va subito a Il Giardiniere dei Sogni, un bellissimo albo con i testi di Claudio Gobbetti e le illustrazioni di Diyana Nikolova (Edizioni Sassi Juinor, 2018), dove la narrazione parte da “una terra con un nome che a volte suona bene ma che nessuno conosce”, in cui vive un anziano e singolare giardiniere che scrive per mezzo di una vecchia macchina da scrivere e che, anziché seminare fiori, semina pagine scritte.  Ogni giorno le innaffia, ne verifica le condizioni, se ne prende cura, fintanto che non spunta una pianta che col tempo diventa un bellissimo e rigoglioso albero, la cui chioma è costituita da pagine scritte: fogli al posto di foglie, narrazioni e protagonisti che prendono forma dalle pagine al posto dei frutti e pagine che, infine, vengono raccolte (r-accolte, mi vien da dire), rilegate a formare libri, che ad un certo punto spiccheranno il volo…


Mi piace pensare che ognuno di noi sia un libro meraviglioso che attende solo di essere letto e compreso ma che necessita a monte di essere scritto e accompagnato nel suo evolversi da persone amorevoli e rispettose, capaci di aver cura esattamente come si fa quando si coltiva un giardino, il cui disegno globale si percepisce col tempo, per quanto mai definitivo e sempre in mutamento.

Il Giardiniere dei sogni ci parla in definitiva della possibilità che ognuno possa diventare giardino, fiorire - costruendo la propria narrazione - e spiccare il volo, proprio come i libri coltivati, scritti, e pensati che diventano a poco a poco protagonisti di questo poetico racconto, capace di esprimere il nesso tra esseri umani e giardini, non solo per mezzo della narrazione ma anche attraverso la grafica, le forme degli oggetti e i colori utilizzati.  La sensazione che ne emerge è quella di un movimento continuo di tutti gli elementi che riconducono al tema di una natura immaginata e mai statica (il verde è il colore predominante) e alla dimensione onirica che ricordano vagamente talune opere del pittore russo - naturalizzato francese - Marc Chagall, che fece del simbolismo la sua cifra.

Il Giardiniere dei sogni è un invito al prendersi cura delle proprie e altrui storie, perché come recita un verso (e il titolo) di una nota poesia di Danilo Dolci (1921 – 1927) “Ciascuno cresce solo se sognato”.



Testo e fotografie di Milena Bellonotto




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